Qualche giorno fa ho visitato l’Area Archeologica della Villa dei Quintili a Roma: si tratta dei ruderi di una Villa romana un tempo molto sfarzosa, che si trova tra Appia Antica ed Appia Nuova nel Parco Regionale dell’Appia Antica, teatro di un antico fatto di sangue.

I proprietari appartenevano ad una delle famiglie senatorie più importanti del tempo degli Antonini, nobili per cultura: i fratelli Quintili, Sesto Quintiliano Condiano e Sesto Quintiliano Valeriano Massimo, che si fecero onore nelle campagne in Asia e in Grecia e nominati consoli nel 151 d.C. con Marco Aurelio.

I fratelli Quintili avevano trasformato una villa dell’epoca di Adriano in una dimora lussuosa, una delle più grandi del suburbio, con l’ingresso poco dopo il V miglio dell’Appia Antica, dove si godevano comodità raffinate e, applicando il perfetto “otium” latino, scrivevano opere di agraria e di storia militare: questo luogo non era per niente casuale, perché segnava il confine tra Roma e Alba Longa, dove si combatté, sotto l’imperatore Tullio Ostilio, il famoso scontro tra gli Orazi e i Curiazi che vide il trionfo dei primi.

La posizione della villa, a terrazze nella piena campagna, era straordinaria ed aveva scatenato le invidie del giovane imperatore Commodo, figlio di Marco Aurelio, che pur di impossessarsene, accusò i due fratelli di aver cospirato contro di lui insieme a sua sorella Lucilla e nel 182 d.C. li fece giustiziare, impadronendosi ed insediandosi nella loro proprietà poiché, secondo l’uso dei tempi, dopo le esecuzioni avveniva la confisca di tutti i beni dei condannati, che entravano a far parte delle proprietà imperiali, trasformando la Villa in una vera reggia di campagna.

A quanto pare, però, dal giorno della loro morte, le ombre dei due fratelli macchiate di sangue apparirebbero dopo il tramonto del sole, secondo le tante testimonianze rese in tutti i tempi, silenziose e inquiete, accompagnate soltanto dal sonoro fruscio delle vesti.

Avvicinandosi all’ingresso principale della Villa, sull’Appia Antica, si trova il complesso di Santa Maria Nova intorno alla quale si intreccia una storia doppia, antica e moderna: costruito su un Castellum Acquae, una cisterna di età adrianea, è stato trasformato nei secoli in deposito agricolo, dimora di lusso e persino set cinematografico (vi si girò ”Che fine ha fatto Totò Baby?’‘) e sul quale, scorrendo in verticale, si possono riconoscere gli interventi medioevali, gotici, fino al tetto più moderno.

Passata ai monaci Olivetani, questi nel 1845 dissotterrarono nella campagna adiacente un sarcofago romano riccamente scolpito: al suo interno giaceva il corpo intatto di una giovinetta identificata come Tulliola, la figlioletta prediletta di Marco Tullio Cicerone: misteriosamente, al contatto con l’aria il corpo della fanciulla si disfece e divenne polvere.

Nel 1968 il casale di Santa Maria Nova fu venduto a una coppia di americani facoltosi che vi iniziarono una vita brillante ricca di inviti e di ospiti famosi fra i quali brillò anche la stella di Brigitte Bardot.

Gli ospiti, però, quasi inspiegabilmente non restavano mai a lungo nella casa e si sparse in seguito la voce che il fantasma di una bimba si aggirava di notte cantando nenie tristi e svegliando gli invitati nelle loro camere: era la piccola Tulliola disturbata a sua volta nel suo sonno eterno.

La coppia americana, stanca del piccolo fantasma canoro, dopo poco tempo si disfece del casale vendendolo alla Soprintendenza: oggi è possibile ascoltare la storia del fantasma anche in streaming a questo link.

Nonostante oggi i custodi del casale raccontino ai visitatori che il canto perfettamente udibile nel buio non sia altra cosa che il sibilo del vento che s’insinua tra i ruderi della Villa, per gli amanti del mistero la piccola Tulliola continua ad aggirarsi nei paraggi insieme ai fratelli Quintili…