Il terremoto di Casamicciola che alle 20:57 del 21 agosto ha colpito l’isola di Ischia causando due vittime e 42 feriti, ha riacceso i riflettori sull’area vulcanica del golfo di Napoli: tra gli 8 e gli 11 chilometri di profondità, infatti, si trova un grande serbatoio magmatico ancora attivo, mentre l’isola di Ischia rappresenta la porzione più alta di un cono vulcanico che si trova a circa 900 metri sotto il livello del mare.

A differenza di quanto si crede, però, il Monte Epomeo che domina Ischia (rappresentando oltre il 30% della superficie totale dell’isola) non è un vulcano, ma un immenso blocco di tufo verde fuoriuscito dalle profondità della terra al termine di una grande eruzione avvenuta circa 55.000 anni fa ed è sempre stato avvolto nel mistero: secondo la leggenda, infatti, sarebbe una delle porte d’accesso alla mitica “terra cava” del regno di Agartha.

 

Questo mito, secondo cui sotto la superficie terrestre vi sarebbero altre superfici concentriche che potrebbero a loro volta essere abitate o abitabili, comincia in pieno Medioevo attraverso i resoconti di Corrado di Querfurt, vescovo di Hildesheim e poi di Würzburg, che servì come cancelliere Arrigo VI dal 1194 al 1201: nel 1196, in una serie di lettere, il vescovo tedesco racconta di come sia riuscito a penetrare in un anfratto su un monte, raggiungendo una misteriosa città sotterranea prima di essere messo in fuga da alcuni soldati armati di spada e frecce, ma “fatti di aria”.

Quefurt scriveva che il monte in questione si trovava sull’isola di Ischia, dove però collocò anche le anime penitenti, che la leggenda vuole invece associate ai Campi Flegrei (le anime del purgatorio di cui parlerò dettagliatamente).

Il monte era dunque l’Epomeo o il Monte Barbaro a Pozzuoli, dove già Virgilio Mago, figura leggendaria medioevale napoletana (di cui lo stesso Quefurt scrisse descrivendo le opere meravigliose che egli avrebbe lasciato a Napoli e che in seguito sarebbe stato soppiantato da San Gennaro per volere della Chiesa che voleva eliminare qualsiasi traccia di paganesimo nella città), si sarebbe recato.

La ricerca del regno di Agartha coinvolse anche Hitler, che era ossessionato dall’esoterismo e dai miti delle antiche civiltà: ad Ischia i Nazisti avrebbero cercato l’entrata del possibile tunnel dell’Epomeo partendo dal luogo più misterioso dell’isola, la grotta di Mavone, oggi praticamente inaccessibile, che si trova a Forio d’Ischia, su un costone roccioso a picco sul mare.

Le ricerche sarebbero poi proseguite con l’analisi della Grotta del Mago, che si trova ad Ischia Ponte dopo gli scogli di Sant’Anna, ed è oggi solo parzialmente accessibile, che anticamente era la sede di un culto solare: in ogni caso, ad oggi non si conoscono gli esiti delle ricerche effettuate ormai oltre 70 anni fa.

Nonostante finora il misterioso passaggio non sia ancora stato ritrovato, la scienza e le moderne teorie astronomiche e geologiche affermano che la terra non può essere cava, quindi non averebbe senso continuare a cercare possibili “porte” di ingresso per un fantastico viaggio, per citare Jules Verne, “al centro della Terra”.

Eppure l’aura di mistero che circonda il monte Epomeo continua ad affascinare e ad alimentare leggende e strani fenomeni continuano ad essere segnalati nei dintorni, quasi come se ci fosse un fondo di verità nelle leggende come quella narrata nel 1874 dallo scrittore Jorgen Vilhelm Bergsoe nelle sue “Novelle italiane”, nella quale racconta di un’armata saracena scomparsa letteralmente nel nulla dopo essersi rifugiata in una conca nei pressi del Monte Tabor, proprio vicino Casamicciola.

Sicuramente l’esistenza di uno o più grotte che colleghino il Monte Epomeo ad altre località sull’isola di Ischia o addirittura sulla vicina costa campana potrebbe essere un’ipotesi più plausibile della teoria della “terra cava”, ma che questi cunicoli possano essere stati utilizzati da Ufo o come basi militari resta tuttora un mistero…