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A scuola di Magia

Sulla mia newsletter “due o tre cose che volevo dirvi” ho scritto di un’interessante iniziativa che riguarderebbe scuola e Magia.

Nei giorni scorsi su alcuni quotidiani si è parlato di Magia come strumento didattico, attraverso un bel progetto che ha coinvolto alcuni studenti di Castelvetro, in provincia di Modena, dove la Magia ed i giochi di prestigio sono diventati un supporto concreto per sviluppare abilità fondamentali.

Il progetto “Magia di Mani e Mente”, realizzato con l’associazione AsmAllergia BIMBI ODV, aveva infatti lo scopo di potenziare le abilità fino-motorie, visuo-motorie e la coordinazione oculo-manuale nei bambini delle classi prime della scuola primaria e nelle sezioni 5 anni della scuola d’infanzia, attraverso attività ludiche e stimolanti ispirate al mondo della Magia.

In pratica, attraverso esercizi ispirati ai giochi di prestigio, i bambini hanno lavorato su coordinazione occhio-mano, precisione dei movimenti e controllo della forza, sviluppando abilità essenziali per affrontare con maggiore sicurezza la scrittura in corsivo, soprattutto per contrastare gli effetti di esposizione troppo spesso eccessiva agli schermi digitali.

I risultati ottenuti dai bambini sono stati monitorati con test specifici ed hanno evidenziato miglioramenti significativi, a riprova del fatto che l’allenamento attraverso la manipolazione di oggetti reali incide positivamente sullo sviluppo delle competenze necessarie alla scrittura.

Il progetto dovrebbe essere esteso anche ad altre scuole, con l’obiettivo di integrare metodologie innovative nella didattica quotidiana.

Sinceramente sono molto contento che questa esperienza abbia dimostrato che attività creative e coinvolgenti come la Magia possano tradursi in un potenziamento concreto delle abilità degli studenti, favorendo un apprendimento più completo e consapevole.

Magari un domani la Magia potrebbe diventare una vera e propria materia scolastica, da studiare tra una lezione di matematica ed una di geografia, ed i bambini si mostrerebbero giochi di prestigio l’un l’altro durante l’ora di ricreazione, come facevo coi miei compagni e gli insegnanti…

Ritrovato un tesoro di amuleti a Pompei

Nella Casa del Giardino di Pompei è stata ritrovata una cassetta in legno contenente decine di amuleti restaurati dagli esperti del Parco archeologico, conservati quasi perfettamente grazie alle particolari condizioni di seppellimento degli ambienti nella lava del Vesuvio.

Nonostante l’ipotesi più accreditata è che si tratti di oggetti che potrebbero essere appartenute alla padrona di casa, è molto probabile che non sia così, poiché la cassetta è stata rinvenuta in un ambiente di servizio lontano dalla stanza da letto e anche dall’atrio della domus dove gli archeologi hanno ritrovato gli scheletri dell’intera famiglia sterminata dalla violenza dell’eruzione mentre tentava di mettersi in salvo, dieci persone in tutto.

Inoltre, mancando gli ori che a Pompei tutte le donne amavano esibire e che non sarebbero potute mancare nel portagioie di una signora, le collane ritrovate sembrerebbero quindi raccontare un’altra storia: «Si potrebbe trattare di monili da indossare per occasioni rituali, più che per mostrarsi elegante», dichiara Massimo Osanna, direttore generale del Parco archeologico di Pompei.

Insieme agli amuleti, anche gemme ed elementi decorativi in bronzo, maiolica, osso e ambra: si tratta di piccoli oggetti e monili legati al mondo femminile, utilizzati come ornamento personale o per proteggersi dalla cattiva sorte.

Oltre a bamboline e campanelle, nella scatola spiccano dei pendenti a forma di piccoli falli, antesignani del moderno cornetto napoletano, la spiga, il teschio, gli scarabei dell’oriente, bottoni in osso o un pugno chiuso: una collezione di strani oggetti che nel mondo romano avevano a che fare con la fertilità, la seduzione, il buon esito di un parto o di un matrimonio.

Tra questi anche delle piccole figure di Arpocrate, dio del silenzio e del segreto, fratello di Horus, ritratto come un giovane fanciullo che porta un dito alle labbra, la cui effige veniva riportata all’ingresso dei templi in Egitto: l’iniziato, al suo ingresso nel tempio, doveva necessariamente passare davanti l’immagine, simboleggiando l’accettazione e l’osservanza di un periodo di totale silenzio, oltre a rappresentare anche l’accesso a verità superiori, il passaggio da uno stato ordinario al sapere sovrannaturale e che Plutarco definiva «il patrono e il precettore della umana attività di comprensione del divino, che è imperfetta, immatura e inarticolata» leggendo quindi, in quel suo gesto, l’invito alla massima prudenza durante questo momento di evoluzione spirituale.

Osanna spiega che si tratterebbe di «simboli e iconografie che sono ora in corso di studio per comprenderne significato e funzione […] straordinari perché raccontano microstorie, biografie degli abitanti della città che tentarono di sfuggire all’eruzione».

Una raccolta di piccoli oggetti in qualche modo legati alla magia che potrebbero essere stati l’armamentario di una persona, magari una schiava, dotata di particolari poteri taumaturgici e di un rapporto privilegiato con gli aspetti più magici del vivere quotidiano.

Per conoscere la verità però bisognerà aspettare ancora: gli studi sulla Casa del Giardino, la stessa nella quale è stata ritrovata l’iscrizione che ha permesso di accertare la data dell’eruzione del Vesuvio cambiandola dal 24 agosto al 24 ottobre del 79 d.C) sono ancora agli inizi.

Gli oggetti che compongono il piccolo tesoro sono appena stati ripuliti e restaurati e a breve si potrà cominciare ad esaminarli e studiarli uno per uno. Il team di specialisti del Grande Progetto Pompei sta lavorando per fare luce sulla composizione della famiglia, il primo passo per cercare di ricostruirne la storia.