Perché in Italia molte persone considerano venerdì 17 come un giorno particolarmente sfortunato?

Occupandomi di misteri, leggende e paranormale nei miei spettacoli, ho ricercato le origini di questa superstizione e ne ho trovate già nel mondo greco: in greco, infatti, “eptacaidecafobia” significa “paura del numero 17”, e sarebbe legata al fatto che secondo i seguaci del credo pitagorico il 17 era un numero sfortunato in quanto compreso tra il 16 e il 18, considerati perfetti.

Nell’impero romano, invece, sulle tombe dei defunti spesso si poteva trovare la scritta VIXI, che in latino significa “ho vissuto”, cioè “sono morto”: VIXI però è l’anagramma di XVII, 17 in numeri romani.

Inoltre il venerdì nella tradizione cristiana rappresenta la morte di Cristo, avvenuta il venerdì santo, e nell’antico testamento il diluvio universale iniziò proprio il 17.

Nel mondo anglosassone, invece, il giorno sfortunato è il venerdì 13.

Questo perché nella mitologia scandinava il numero 13 è associato al Dio Loki, un personaggio intento ad architettare inganni e cospirazioni spesso a danni degli uomini, ma anche perché, se si pensa all’ultima cena, il tredicesimo apostolo era Giuda il traditore.

Secondo lo storico greco Diodoro Siculo (vissuto nel primo secolo avanti cristo), Filippo II re di Macedonia e Padre di Alessandro Magno, fu ucciso da una sua guardia del corpo dopo aver fatto mettere una sua statua vicino a quella delle dodici divinità dell’Olimpo.

Infine nell’astrologia assiro babilonese il 12 era un numero sacro perché facilmente divisibile, mentre il 13 era considerato sfortunato.

Personalmente, da mentalista a Napoli, seguo l’esempio di Eduardo De Filippo: credo che essere superstiziosi sia da ignoranti, ma non esserlo porti male!

E voi, invece?