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La leggenda di Virgilio Mago

L’epitaffio di Publio Virgilio Marone, il poeta il cui monumento funebre si trova a Napoli nel Parco Virgiliano a Piedigrotta, recita: “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua rura duces”.

“Mantova mi ha generato, il Salento mi ha strappato alla vita, ora Napoli conserva i miei resti; ho cantato pascoli, campi, eroi”: non tutti sanno, infatti, che Virgilio era noto, oltre che per le sue doti artistiche, anche per i suoi poteri magici che utilizzava per proteggere la sua amata Partenope che lo aveva adottato.

La sua leggenda era così grande che i napoletani lo consideravano il protettore della città, fino a quando non venne soppiantato dal vescovo Ianuario, San Gennaro, soprattutto grazie all’influsso della Chiesa che voleva estirpare qualsiasi forma di paganesimo dalla storia della città, e ai Normanni che intendevano sottomettere Napoli sopprimendo il protettore Virgilio, del quale profanarono le ossa.

Tra le opere magiche attribuite a Virgilio, la più celebre riguarda l’apertura in una sola notte della Crypta Neapolitana e l’aver messo nelle fondamenta di Castel dell’Ovo una piccola gabbia contenente l’uovo da cui il nome della fortezza, che avrebbe protetto Partenope fin quando fosse rimasto intatto.

Inoltre, ricordiamo la leggendaria costruzione delle mura, a protezione delle quali aveva posto un piccolo modello della città racchiuso in una bottiglia dal collo strettissimo: se l’incantesimo non aveva funzionato, è perché si era prodotta una screpolatura nel cristallo che lo conteneva.

Dalle lettere di Corrado di Querfurt (di cui avevo già parlato sul mio articolo a proposito delle leggende di Ischia) apprendiamo che i napoletani attribuivano a Virgilio anche un cavallo di bronzo capace di mantenere sani i cavalli, una mosca di bronzo col potere di allontanare le mosche dalla città, un macello nel quale la carne poteva mantenersi intatta per sei settimane.

Virgilio pensò anche a difendere Napoli dalla minaccia del Vesuvio, costruendo una statua di bronzo, che rappresentava un uomo con l’arco teso e la freccia pronta a scoccare in direzione del monte, per tenerlo sotto controllo. Un giorno però un contadino, incuriosito da quell’arco sempre teso, fece scoccare la freccia, che colpì l’orlo del vulcano, rimettendolo così in attività!

Secondo alcuni storici, però, nella leggenda virgiliana confluirono nient’altro che favole e racconti prodigiosi che alimentarono l’immagine di un Virgilio guaritore, taumaturgo e mago, soprattutto in epoca medievale, dominata più dalle favole e dalle superstizioni che dalla religione o dalla scienza.

Infine, antiche leggende e superstizioni narrano che il sepolcro del poeta in realtà sia vuoto, mentre alcune cronache napoletane dell’epoca raccontano che per evitare ogni tentativo di penetrazione del feretro, le ceneri del profeta furono trasportate e murate in gran segreto in un sotterraneo del Castel dell’Ovo.

Ancora oggi, però, sono numerose le leggende sulla cripta virgiliana e il mistero della tomba di Virgilio resta ancora irrisolto…

Il Monte Epomeo, il terremoto e la leggenda della terra cava

Il terremoto di Casamicciola che alle 20:57 del 21 agosto ha colpito l’isola di Ischia causando due vittime e 42 feriti, ha riacceso i riflettori sull’area vulcanica del golfo di Napoli: tra gli 8 e gli 11 chilometri di profondità, infatti, si trova un grande serbatoio magmatico ancora attivo, mentre l’isola di Ischia rappresenta la porzione più alta di un cono vulcanico che si trova a circa 900 metri sotto il livello del mare.

A differenza di quanto si crede, però, il Monte Epomeo che domina Ischia (rappresentando oltre il 30% della superficie totale dell’isola) non è un vulcano, ma un immenso blocco di tufo verde fuoriuscito dalle profondità della terra al termine di una grande eruzione avvenuta circa 55.000 anni fa ed è sempre stato avvolto nel mistero: secondo la leggenda, infatti, sarebbe una delle porte d’accesso alla mitica “terra cava” del regno di Agartha.

Questo mito, secondo cui sotto la superficie terrestre vi sarebbero altre superfici concentriche che potrebbero a loro volta essere abitate o abitabili, comincia in pieno Medioevo attraverso i resoconti di Corrado di Querfurt, vescovo di Hildesheim e poi di Würzburg, che servì come cancelliere Arrigo VI dal 1194 al 1201: nel 1196, in una serie di lettere, il vescovo tedesco racconta di come sia riuscito a penetrare in un anfratto su un monte, raggiungendo una misteriosa città sotterranea prima di essere messo in fuga da alcuni soldati armati di spada e frecce, ma “fatti di aria”.

Quefurt scriveva che il monte in questione si trovava sull’isola di Ischia, dove però collocò anche le anime penitenti, che la leggenda vuole invece associate ai Campi Flegrei (le anime del purgatorio di cui parlerò dettagliatamente).

Il monte era dunque l’Epomeo o il Monte Barbaro a Pozzuoli, dove già Virgilio Mago, figura leggendaria medioevale napoletana (di cui lo stesso Quefurt scrisse descrivendo le opere meravigliose che egli avrebbe lasciato a Napoli e che in seguito sarebbe stato soppiantato da San Gennaro per volere della Chiesa che voleva eliminare qualsiasi traccia di paganesimo nella città), si sarebbe recato.

La ricerca del regno di Agartha coinvolse anche Hitler, che era ossessionato dall’esoterismo e dai miti delle antiche civiltà: ad Ischia i Nazisti avrebbero cercato l’entrata del possibile tunnel dell’Epomeo partendo dal luogo più misterioso dell’isola, la grotta di Mavone, oggi praticamente inaccessibile, che si trova a Forio d’Ischia, su un costone roccioso a picco sul mare.

Le ricerche sarebbero poi proseguite con l’analisi della Grotta del Mago, che si trova ad Ischia Ponte dopo gli scogli di Sant’Anna, ed è oggi solo parzialmente accessibile, che anticamente era la sede di un culto solare: in ogni caso, ad oggi non si conoscono gli esiti delle ricerche effettuate ormai oltre 70 anni fa.

Nonostante finora il misterioso passaggio non sia ancora stato ritrovato, la scienza e le moderne teorie astronomiche e geologiche affermano che la terra non può essere cava, quindi non averebbe senso continuare a cercare possibili “porte” di ingresso per un fantastico viaggio, per citare Jules Verne, “al centro della Terra”.

Eppure l’aura di mistero che circonda il monte Epomeo continua ad affascinare e ad alimentare leggende e strani fenomeni continuano ad essere segnalati nei dintorni, quasi come se ci fosse un fondo di verità nelle leggende come quella narrata nel 1874 dallo scrittore Jorgen Vilhelm Bergsoe nelle sue “Novelle italiane”, nella quale racconta di un’armata saracena scomparsa letteralmente nel nulla dopo essersi rifugiata in una conca nei pressi del Monte Tabor, proprio vicino Casamicciola.

Sicuramente l’esistenza di uno o più grotte che colleghino il Monte Epomeo ad altre località sull’isola di Ischia o addirittura sulla vicina costa campana potrebbe essere un’ipotesi più plausibile della teoria della “terra cava”, ma che questi cunicoli possano essere stati utilizzati da Ufo o come basi militari resta tuttora un mistero…