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Perché è così difficile interpretare le emozioni altrui

Vi è mai capitato di avere difficoltà nel capire se la persona che avete di fronte è arrabbiata o triste, oppure di scambiare le occhiate amichevoli di qualcuno per un flirt, magari cacciandovi in una situazione particolarmente imbarazzante?

Ebbene, sappiate che capita molto spesso ad ognuno di noi.

Come esseri umani, infatti, dobbiamo socializzare con altre persone, il che significa essere in grado di comunicare sia verbalmente che attraverso il linguaggio del corpo. Siccome le emozioni da comunicare e le relative sfumature sono tantissime, diventa complicato esprimerle con il linguaggio non verbale e, di conseguenza, interpretarle per chi abbiamo di fronte.

È molto facile, ad esempio, riconoscere le sei emozioni universali: felicità, disgusto, paura, sorpresa, tristezza e rabbia, ma che dire di emozioni secondarie, come imbarazzo, orgoglio, dolore, vergogna, senso di colpa, ecc?

La ragione principale per cui spesso potremmo avere difficoltà a interpretare le emozioni altrui è il cosiddetto “affect blend”, quando, cioè, un’emozione viene mostrata dal nostro interlocutore da un solo lato del viso, mentre un’altra emozione viene mostrata da entrambi i lati: il nostro cervello, infatti, interpreta entrambi i lati del volto di chi ci sta di fronte per riconoscere l’emozione che viene espressa, come dimostrato dall’esperimento “Cortical Systems for the Recognition of Emotion in Facial Expressions” (sistemi corticali per il riconoscimento dell’emozione nelle espressioni facciali).

Chi invece ha subito incidenti che hanno danneggiato un lato del cervello potrebbe avere difficoltà a riconoscere le emozioni negative, in particolar modo la paura, mentre, riconosce senza problemi la felicità.

Un altro motivo per cui spesso tendiamo a fraintendere le emozioni è la cultura di provenienza: nella cultura occidentale, infatti, agli uomini viene insegnato a non piangere ed a non mostrarsi fragili, mentre alle donne viene chiesto sempre più spesso di essere felici e sorridenti, mentre nella cultura giapponese, viceversa, alle persone viene insegnato a mostrare meno espressioni facciali ed alle donne è insegnato a nascondere il sorriso.

Infine, la ragione per spesso abbiamo difficoltà a interpretare le emozioni altrui è perché chi ci sta di fronte potrebbe avere degli “schemi” – ovvero quei concetti cognitivi che ci aiutano a organizzare le informazioni per aiutarci a interpretare il mondo che ci circonda – diversi su come mostrare alcune specifiche emozioni: se qualcuno ad esempio cresce pensando che una persona debba sgranare gli occhi per mostrare sorpresa, confonderà sempre la sorpresa con la paura perché si limiterà a focalizzare l’attenzione solo sugli occhi di chi ha di fronte!

Per saperne di più sulle emozioni, sul linguaggio del corpo e se sia possibile leggere nel pensiero di chi abbiamo di fronte, prenota subito un mio spettacolo.

Perché abbiamo provato imbarazzo per l’errore agli Oscar

In occasione della notte degli Oscar si è tornato a parlare del perché proviamo imbarazzo per gli altri: in un articolo su “Science of Us”, il blog del New York Magazine, la giornalista Melissa Dahl ha riflettuto sulle implicazioni di una ricerca tedesca del 2011 dal titolo “Your flaws are my pain: linking empathy to vicarious embarrassment”.

Secondo questa ricerca, ci sarebbero delle motivazioni legate all’empatia, argomento che tratto spesso nei miei spettacoli, se posti davanti a qualcuno che si mette in ridicolo ci sentiamo male per lui, ad esempio quando uno dei nostri amici fa una gaffe senza accorgersene: vorremmo quasi scomparire, anche se l’umiliazione in realtà non ci riguarda.

Ebbene, alcuni neuroscienziati dell’Università di Marburgo hanno condotto una serie di studi su questa sensazione, scoprendo che quando ci sentiamo in imbarazzo per gli altri vengono attivate le stesse sezioni del cervello che vengono attivate quando siamo coinvolti da una sofferenza altrui, oltre al fatto che le persone che tendono ad avvertire maggiormente questo “imbarazzo per procura” sono tendenzialmente quelle più empatiche.

Ecco perché molte persone hanno descritto la scena dalla gaffe agli Oscar come “difficile da guardare”: quando i presentatori hanno annunciato il vincitore sbagliato per la categoria di miglior film, hanno causato un notevole imbarazzo nel cast della pellicola premiata erroneamente, oltre a mettere in imbarazzo se stessi!

(Foto del Wall Street Journal).