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Il misterioso magazzino dei libri da salvare

Nel romanzo “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafón, il giovane protagonista Daniel Sempere viene accompagnato dal padre nel misterioso Cimitero dei Libri Dimenticati, una labirintica e gigantesca biblioteca nella quale vengono conservati migliaia di volumi sottratti all’oblio.

Ebbene, a Milano, in viale Cassala 39 c’è un posto molto simile, un vero punto di riferimento segreto per i bibliofili.

Si tratta di un magazzino enorme che scorre sotto terra, dove gli amanti dell’universo di carta, previo appuntamento, possono trascorrere le ore scovando i libri che cercano fra gli oltre sessantamila titoli esauriti e non più in commercio.

Giovanni Biancardi, è il collezionista e filologo che, insieme a Massimo Smedile e Luca Belloni, ha dato vita nel 2004 allo studio bibliografico “Il Muro di Tessa”.

Per reperire i libri vengono spesso contattati dagli eredi subito dopo la scomparsa dei collezionisti e la conseguente vendita dei volumi, anche se non mancano le visite ai mercatini hobbistici, dove ci sono gli oggetti recuperati dagli sgomberi delle case.

A Milano, ad esempio, è facile scorgere i tre soci al Borsino in Cordusio.

Tra i maggiori clienti i collezionisti, ma anche veri e propri maniaci che i libri che “neanche li leggono per non deturparli”: gran parte della clientela è formata da studiosi a cui interessa il contenuto di titoli fuori catalogo, non è raro, infatti che libri usciti anche solo cinque anni fa siano già irreperibili e i lettori di quell’autore si rivolgano allo studio.

Le tendenze più recenti, riferisce Biancardi, sono i libri illustrati, quelli che hanno pregi tipografici o si contraddistinguono per una grafica creativa, oppure quelli futuristi e i libri “mito”, come la prima edizione Feltrinelli de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa: una copia smagliante arriva a costare 1.500 euro.

Rispetto alla vendita online, Biancardi aggiunge di essere favorevole alla digitalizzazione dei contenuti, in modo che “certi libracci che adesso occupano spazio nelle nostre librerie viaggeranno liberi nell’etere”.

Un libro, invece, con cui si ha un intenso rapporto “fisico”, deve rimanere stampato se se lo merita per contenuto, per la bellezza dell’oggetto in sé o perché è necessario il supporto fisico per la sua fruizione.

Insomma, lunga vita a misteriosi luoghi come questo, che consentono a libri rari e antichi di non andare perduti: avrei già in mente qualche titolo da salvare, voi invece quale libro vorreste salvare dall’oblio?

Svelato il mistero sulla costruzione della Piramide di Giza

La Piramide di Cheope, conosciuta anche come Piramide di Giza, è una delle sette meraviglie del mondo antico e da sempre un enigma per studiosi e appassionati, il cui mistero comincia già dalla sua costruzione: com’è stato possibile realizzare un’opera così imponente, alta 147 metri, in un’epoca – l’Età del bronzo – in cui le tecnologie a disposizione non erano quelle di cui disponiamo oggi?

Come hanno potuto trasportare dalle cave quegli enormi blocchi che la compongono nel 2.600 a.C.?

Oggi questo mistero sembra finalmente essere stato svelato grazie al ritrovamento di un antico papiro, di una barca cerimoniale e alle tracce di antichi canali: mettendo insieme questi elementi, gli archeologi hanno scoperto il modo ingegnoso attraverso il quale gli operai trasportarono i blocchi di granito di due tonnellate e mezzo, provenienti da oltre 800 chilometri di distanza, da Aswan, per dare forma alla dimora funebre del faraone Cheope (Khufu in egizio), della IV dinastia.

Secondo quanto contenuto nel papiro, i lavoratori hanno caricato 170 mila tonnellate di pietra calcarea lungo il Nilo in barche di legno fatte di tavole tenute insieme da corde, attraverso un sistema di canali costruito appositamente e un porto interno a pochi metri dalla base della piramide.

Nel porto marittimo di Wadi Al-Jarf è stato ritrovato il rotolo di papiro che confermerebbe questa ipotesi: scritto da Merer, un sovrintendente responsabile di una squadra di 40 operai, è l’unico documento esistente sulla costruzione della Grande Piramide e descrive nel dettaglio in che modo le pietre venivano spedite.

Secondo il Daily Mail, che cita un documentario di Channel 4 dedicato alla grande piramide egiziana, l’archeologo statunitense Mark Lehner, direttore dell’Ancient Egypt Research Associates (AERA), racconta, tra gli altri, i dettagli della scoperta di un canale scomparso sotto l’altopiano polveroso di Giza: “Abbiamo delineato il bacino centrale del canale che pensiamo possa coincidere con l’area di consegna primaria ai piedi dell’altopiano”, ha dichiarato.

Inoltre, un altro gruppo di ricercatori racconta la scoperta di una barca cerimoniale, che avrebbe dovuto trasportare il defunto nell’aldilà, e che conferma, nella struttura, il modello di quella impiegata per il trasporto dei blocchi di granito.

Ma i segreti sulla famosa tomba del faraone Cheope non sembrano del tutto svelati: un altro team di archeologi, infatti, sta lavorando per realizzare una mappa interna della Grande Piramide di Giza usando la tecnologia laser.

Il gruppo, che guida il progetto ScanPyramids, ha annunciato la scoperta di una serie di vuoti nella costruzione che ritengono siano camere nascoste. Insomma, il mistero continua…

Il mistero delle numbers station

A qualcuno sarà capitato di aver intercettato, nelle propria infanzia e magari con una vecchia radio di legno a transistor del nonno, delle trasmissioni radiofoniche clandestine e misteriose su frequenze ad onde corte: in queste trasmissioni jingle e melodie si alternano a stringhe di numeri e di lettere che si ripetono, apparentemente senza senso.

Si tratterebbe di “numbers station”, emittenti che, secondo alcuni, trasmetterebbero dati cifrati per sistemi di navigazione o telecontrollo, ma anche messaggi codificati trasmessi dalle agenzie governative o dai servizi segreti alle spie sparse in tutto il mondo.

A molte di queste emittenti sono stati accostati nomi di fantasia, tratti dai jingle che ne accompagnano l’inizio delle trasmissioni: “Cherry Ripe”, ad esempio, prendeva in prestito le note di una canzone folk inglese del diciannovesimo secolo, “Swedish Rhapsody”, invece, il pezzo composto dal musicista Hugo Halfven e la famosa “The Lincolnshire Poacher”, l’omonimo motivetto popolare del Regno Unito.

Sebbene ad oggi nessun governo o ente nazionale abbia mai apertamente riconosciuto la loro esistenza o il loro utilizzo, comprovate testimonianze ne datano la nascita al periodo della prima guerra mondiale: un articolo del 1998 sul The Daily Telegraph citava un portavoce del Department of Trade and Industry che affermava, riferendosi alle numbers station: “Sono ciò che supponete siano. La gente non dovrebbe essere suggestionata da esse. Non sono, dovremmo dire, di pubblico uso”.

Secondo questa teoria, i messaggi sarebbero cifrati con un cifrario di Vernam per evitare ogni rischio di decifrazione da parte del nemico e le numbers station avrebbero cambiato le modalità delle loro trasmissioni o effettuato operazioni fuori programma in concomitanza con grandi eventi politici, come la crisi costituzionale Russa del 1993.

Ad ogni modo, la stazione cubana “Atención” è stato il primo caso di una numbers station ufficialmente e pubblicamente accusata di spionaggio: la stazione, infatti, è stata al centro di un’inchiesta di una corte federale statunitense che ha portato all’arresto della rete Wasp di spie cubane nel 1998.

Insomma, intorno alle numbers station ruotano molti misteri, al punto da essere state al centro di serie televisive come “Lost” o “Fringe”, oppure di videogiochi come “Call of Duty: Black Ops”, ma non solo: “The Conet Project” è una raccolta delle più famose numbers station mai intercettate dagli appassionati di tutto il mondo edita dalla casa produttrice britannica Irdial Disc articolata inizialmente su quattro dischi, saliti poi a cinque in occasione dell’uscita della nuova edizione nel 2013 arricchita di foto di apparecchiature ipoteticamente usate dai servizi segreti di oltrecortina per la trasmissione di queste misteriose emittenti.

Lo scopo del progetto sarebbe testimoniarne l’esistenza e, se possibile, cercare conferme ufficiali del loro utilizzo e della loro diffusione globale: una commistione tra musica e mistero di cui non potevo non occuparmi nei miei spettacoli!

Ghostbusters a Lucca alla ricerca del fantasma di Napoleone

Il 24 gennaio dello scorso anno, a Lucca, sarebbe apparso il fantasma di Napoleone: sebbene non fosse la prima volta, solo in quell’occasione lo spettro, perfettamente riconoscibile, avrebbe parlato in francese svelando a un gruppo di persone una misteriosa e terribile profezia.

Siccome a parlare non era un fantasma qualsiasi, ma Napoleone Bonaparte, la rivelazione è diventata per i cacciatori di fantasmi una rarità, quindi da ieri un gruppo di esperti cacciatori di fantasmi del “National ghost uncover” è arrivato a Lucca alla ricerca dell’imperatore.

La stessa associazione, molto nota a livello internazionale e formata anche da scettici, il che dovrebbe garantire l’obiettività dei risultati, ha cercato il fantasma di Napoleone anche lo scorso settembre anche a Udine, dove le apparizioni risalgono a 20 anni fa.

A Lucca però, nonostante i continuai avvistamenti, c’è molto scetticismo: la storia della città è costellata da spettri di ogni tipo, ma nessuno è mai riuscito a dimostrare la loro presenza.

Molto nota, ad esempio, è la leggenda di Lucida Mansi, una nobildonna seicentesca che avrebbe venduto l’anima al diavolo per non invecchiare, e che sarebbe stata rapita da Satana su una carrozza infuocata e poi gettata in un laghetto dell’orto botanico.

Si racconta che nelle notti di luna piena il volto disperato di Lucida appaia sulla superficie delle acque, ma nessun testimone ha mai mostrato prove certe.

Intanto, nell’attesa di scoprire i risultati del team del “National ghost uncover”, potete godervi qualche mistero paranormale assistendo al mio spettacolo