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Il test della personalità dei cristalli

Molte persone credono nel potere delle pietre: nascoste nelle profondità della terra, sono connesse direttamente al mondo della natura e spesso le utilizzo personalmente nei miei spettacoli o nelle mie letture di Tarocchi.

Probabilmente è per questo che si crede che esse possano mostrare i propri desideri ed abbiano il potere di predire il futuro, rivelando anche i propri segreti più profondi.

Provare per credere: trova un angolo tranquillo in casa, fai un respiro profondo e scegli un cristallo.

 

1. Perla – Hai un cuore umile.

Sei una persona dignitosa e spirituale con un profondo senso di orgoglio. Tuttavia, hai un cuore umile. Potresti avere un’opinione su un argomento, ma se dovessi trovare dei fatti che lo confutano, probabilmente sarai il primo ad ammetterlo. Inoltre, è più probabile che tu possa cambiare la tua visione del mondo di conseguenza. Poiché la tua mente è così flessibile, sei in grado di connetterti con una vasta gamma di persone con diverse visioni del mondo.

2. Rubino – Sei una persona appassionata.

La tua personalità è appassionata, intensa e piena di vita. Hai una chiara visione di quale sia il tuo scopo nella vita. Per questo motivo dai molta meno importanza ad altre cose e sei disposto a rischiare di più per ciò che ritieni più importante e di cui sei maggiormente appassionato.

3. Topazio – Sei calmo.

Hai un’anima calma e riflessiva ed apprezzi i momenti tranquilli della vita. Hai la possibilità di utilizzare il tuo tempo libero per rilassarti invece di riempire ogni minuto libero con il lavoro, o preoccupandoti della prossima cosa che potrebbe andare male. È più probabile che tu ti ferma per goderti i tuoi successi e le cose belle che hai nella vita.

4. Quarzo citrino – Sei una persona creativa.

Uno spirito frizzante e creativo con una vera gioia per la vita. Mostri una grande curiosità per molte cose e fai costantemente domande su qualsiasi cosa. Potresti avere diversi interessi in molte aree ed hai un acuto senso dell’umorismo, riuscendo a vedere la comicità delle situazioni che potrebbero non sembrare divertenti per gli altri. A volte ciò che trovi divertente e comico può addirittura sembrare bizzarro, inappropriato o irriverente per gli altri.

5. Diamante – Sei volitivo.

Sei forte, determinato e fiero e vuoi bene alle persone che ti stanno a cuore nella buona e nella cattiva sorte. Stai sempre attento a non ferire qualcuno che ami intenzionalmente. Per te, i più grandi tradimenti nella vita sono mentire e imbrogliare. La tua mente è un vortice costante di informazioni, emozioni e analisi. Cerchi costantemente di mettere insieme i vari pezzi di informazioni nella tua mente perché vuoi dare un senso a quello che sta succedendo prima di esprimerti su qualcosa.

6. Tormalina rosa – Sei una persona compassionevole.

Sei un’anima tenera, sensibile, compassionevole. Sei molto empatico e sei gentile con te stesso e gli altri. Sai che quando ti comporti in maniera premurosa e amorevole ricevi più amore in cambio. Questo è il motivo per cui agisci con gentilezza, sia che si tratti di volontariato o semplicemente di una spalla su cui appoggiarsi – perché nel complesso sei molto più felice.

Quando il diavolo passeggiava per le strade di Napoli

Palazzo Penne è un edificio di costruzione rinascimentale, che si trova nel pieno centro storico di Napoli, nei pressi di Largo Banchi Nuovi.

Venne costruito nel 1406, da Antonio Penne, in prossimità del piccolo largo che rappresentava uno dei primi ingressi alla città.

Nel corso dei secoli il palazzo passò a diverse famiglie nobili, fino a quando venne acquistato nel 2002 dalla Regione Campania e poi ceduto nel 2004 all’Università Orientale, ma purtroppo il progetto ed i relativi lavori che prevedevano la realizzazione di un polo universitario d’eccellenza con laboratori, aule per seminari e convegni e servizi per studenti non furono mai avviati.

Non tutti sanno, però, che Palazzo Penne a Napoli è noto come “palazzo del diavolo”.

Antonio Penne, segretario e consigliere di Ladislao I di Napoli detto il Magnanimo, re di Napoli (1377 – 1414), arrivato a Napoli, si innamorò di una stupenda ragazza, alla quale chiese ovviamente di sposarlo.

La ragazza, avendo già altre offerte di matrimonio e dovendo già dare, il giorno dopo, una risposta ad altri corteggiatori, gli rispose che avrebbe acconsentito soltanto nel caso che le avesse costruito, in una sola notte, un palazzo quale pegno d’amore e dono di nozze.

Un’impresa del genere, nonostante la buona volontà di Antonio Penne, richiedeva un aiuto particolare, anzi, quasi sovrannaturale. Il giovane chiese allora aiuto al diavolo, che in cambio pretese la sua anima facendogli firmare inoltre un contratto col suo stesso sangue.

Penne, da esperto segretario quale era, riuscì comunque a farsi sottoscrivere una clausola che avrebbe rivelato a lavoro ultimato: completato il palazzo, infatti, il giovane chiese al diavolo di contare una grossa quantità di grano chicco per chicco. Alla fine del conteggio, il diavolo constatò che cinque chicchi mancavano all’appello, senza accorgersi che Antonio Penne, cospargendoli di pece, aveva fatto in modo che finissero inconsapevolmente tra le sue unghie.

Letteralmente preso in giro, il diavolo si infuriò iniziando una dura discussione con Antonio Penne che, a un certo punto, si fece il segno della croce, costringendo così il diavolo a sprofondare in un buco apertosi nel pavimento.

Quel buco, che per molti non è nient’altro che un pozzo chiuso, è ancora all’interno del cortile del palazzo…

Costumi di Halloween e personalità

Cosa dice della vostra personalità il costume che indosserete ad Halloween?

Scopritelo ascoltando qui sotto il mio intervento radiofonico con Marco Critelli e Pino Valito a Radio Punto Nuovo, mentre a questo link trovate tutti gli altri.

https://www.magiadellamente.it/mnap/rpn6.mp3?_=1

 

Il Cimitero delle Fontanelle e le anime pezzentelle

Da alcuni giorni, a partire dal 2 ottobre 2017, il Cimitero delle Fontanelle di Napoli ha finalmente riaperto dopo alcune settimane di chiusura forzata dovuta alla caduta di alcuni pezzi di tufo dal portale di ingresso causata dalle forti piogge.

Il Cimitero delle Fontanelle sarà quindi di nuovo visitabile secondo l’orario ordinario, ovvero dalle 10.00 alle 17.00, tutti i giorni.

Ma cos’è che rende questo sito uno dei luoghi più misteriosi della città?

Diversamente da quello che si pensa, Napoli non è solo il mare o il panorama meraviglioso del Golfo, ma anche mistero, culto e suggestione, soprattutto la parte sotterranea come le Catacombe di San Gennaro o, appunto, il Cimitero delle Fontanelle: si tratta di un antico cimitero di Napoli, o meglio un ossario, che si trova nel cuore del Rione Sanità e che contiene migliaia di teschi.

L’ossario si sviluppa per circa 3.000 mq e le dimensioni della cavità sono di circa 30.000 metri cubi: in quest’area erano dislocate numerose cave, utilizzate fino al 1600 per reperire il tufo utilizzato per costruire la città ed è chiamato in questo modo per la presenza in passato di fonti d’acqua.

Il cimitero accoglie 40.000 resti di persone (anche se alcune fonti dicono 80000), vittime dell’epidemia di peste nel 1656 e di colera del 1836: verso la metà del 1600, infatti, la città di Napoli fu decimata dalla peste, un flagello che nemmeno San Gennaro riuscì a tenere lontano da Napoli, mentre due secoli più tardi fu invece il colera a provocare altre vittime e i resti dei morti di peste e colera venivano portati in queste cave di tufo, poiché non c’era altro posto che potesse contenerli tutti.

A questi si aggiunsero i morti che, dopo l’editto di Napoleone e la dominazione francese non potevano più essere sepolti nelle chiese: nacque così il Cimitero delle Fontanelle di Napoli, una enorme grotta di tufo dove nel corso degli anni vennero accatastati ossa e teschi dei morti napoletani.

Ma il vero significato del Cimitero delle Fontanelle di Napoli va ricercato nel rapporto che i napoletani hanno con l’Aldilà: passeggiando, infatti, nel Cimitero, è facile imbattersi in un teschio in una bara, che magari porta l’incisione “Per fede. Enzo e Carmela”.

Esiste una spontanea e significativa devozione popolare per questi defunti, nei quali i fedeli identificano le anime purganti bisognose di cura ed attenzione: nel cimitero, infatti, si svolgeva il particolare rito delle “anime pezzentelle”, di cui parlo spesso anche nei miei spettacoli, secondo cui veniva adottata una delle “capuzzelle”, ovvero i teschi, alla quale corrispondeva un’anima del purgatorio.

Queste ossa anonime, le anime pezzentelle, accatastate nelle caverne lontano dal suolo consacrato, rappresentavano per la gente della città le anime abbandonate, un mezzo di comunicazione tra il mondo dei morti e quello dei vivi.

Al teschio era associato un nome, un ruolo, una storia e spesso il napoletano si recava sul posto, adottava un teschio particolare che “si faceva scegliere” secondo una serie di segnali, spesso apparendo anche in sogno e da questo punto in poi il cranio diventava parte della famiglia del devoto.

Questo culto è durato fino agli anni ’50, quando la Chiesa decise di osteggiarlo accostandolo a rituali più vicini al paganesimo che alla religione cattolica, ma nonostante questo l’aura di mistero che circonda il Cimitero delle Fontanelle continua ad affascinare, al punto tale da essere scelto come location ufficiale di Sense8, la serie prodotta da Netflix, per il finale di stagione.

Questo luogo misterioso, ma al tempo stesso magico e sacro, tra leggenda e realtà, è uno dei più affascinanti di Napoli, e vi consiglio di visitarlo se siete in città anche solo per qualche giorno!

Svelato il mistero sulla costruzione della Piramide di Giza

La Piramide di Cheope, conosciuta anche come Piramide di Giza, è una delle sette meraviglie del mondo antico e da sempre un enigma per studiosi e appassionati, il cui mistero comincia già dalla sua costruzione: com’è stato possibile realizzare un’opera così imponente, alta 147 metri, in un’epoca – l’Età del bronzo – in cui le tecnologie a disposizione non erano quelle di cui disponiamo oggi?

Come hanno potuto trasportare dalle cave quegli enormi blocchi che la compongono nel 2.600 a.C.?

Oggi questo mistero sembra finalmente essere stato svelato grazie al ritrovamento di un antico papiro, di una barca cerimoniale e alle tracce di antichi canali: mettendo insieme questi elementi, gli archeologi hanno scoperto il modo ingegnoso attraverso il quale gli operai trasportarono i blocchi di granito di due tonnellate e mezzo, provenienti da oltre 800 chilometri di distanza, da Aswan, per dare forma alla dimora funebre del faraone Cheope (Khufu in egizio), della IV dinastia.

Secondo quanto contenuto nel papiro, i lavoratori hanno caricato 170 mila tonnellate di pietra calcarea lungo il Nilo in barche di legno fatte di tavole tenute insieme da corde, attraverso un sistema di canali costruito appositamente e un porto interno a pochi metri dalla base della piramide.

Nel porto marittimo di Wadi Al-Jarf è stato ritrovato il rotolo di papiro che confermerebbe questa ipotesi: scritto da Merer, un sovrintendente responsabile di una squadra di 40 operai, è l’unico documento esistente sulla costruzione della Grande Piramide e descrive nel dettaglio in che modo le pietre venivano spedite.

Secondo il Daily Mail, che cita un documentario di Channel 4 dedicato alla grande piramide egiziana, l’archeologo statunitense Mark Lehner, direttore dell’Ancient Egypt Research Associates (AERA), racconta, tra gli altri, i dettagli della scoperta di un canale scomparso sotto l’altopiano polveroso di Giza: “Abbiamo delineato il bacino centrale del canale che pensiamo possa coincidere con l’area di consegna primaria ai piedi dell’altopiano”, ha dichiarato.

Inoltre, un altro gruppo di ricercatori racconta la scoperta di una barca cerimoniale, che avrebbe dovuto trasportare il defunto nell’aldilà, e che conferma, nella struttura, il modello di quella impiegata per il trasporto dei blocchi di granito.

Ma i segreti sulla famosa tomba del faraone Cheope non sembrano del tutto svelati: un altro team di archeologi, infatti, sta lavorando per realizzare una mappa interna della Grande Piramide di Giza usando la tecnologia laser.

Il gruppo, che guida il progetto ScanPyramids, ha annunciato la scoperta di una serie di vuoti nella costruzione che ritengono siano camere nascoste. Insomma, il mistero continua…

La leggenda di Virgilio Mago

L’epitaffio di Publio Virgilio Marone, il poeta il cui monumento funebre si trova a Napoli nel Parco Virgiliano a Piedigrotta, recita: “Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua rura duces”.

“Mantova mi ha generato, il Salento mi ha strappato alla vita, ora Napoli conserva i miei resti; ho cantato pascoli, campi, eroi”: non tutti sanno, infatti, che Virgilio era noto, oltre che per le sue doti artistiche, anche per i suoi poteri magici che utilizzava per proteggere la sua amata Partenope che lo aveva adottato.

La sua leggenda era così grande che i napoletani lo consideravano il protettore della città, fino a quando non venne soppiantato dal vescovo Ianuario, San Gennaro, soprattutto grazie all’influsso della Chiesa che voleva estirpare qualsiasi forma di paganesimo dalla storia della città, e ai Normanni che intendevano sottomettere Napoli sopprimendo il protettore Virgilio, del quale profanarono le ossa.

Tra le opere magiche attribuite a Virgilio, la più celebre riguarda l’apertura in una sola notte della Crypta Neapolitana e l’aver messo nelle fondamenta di Castel dell’Ovo una piccola gabbia contenente l’uovo da cui il nome della fortezza, che avrebbe protetto Partenope fin quando fosse rimasto intatto.

Inoltre, ricordiamo la leggendaria costruzione delle mura, a protezione delle quali aveva posto un piccolo modello della città racchiuso in una bottiglia dal collo strettissimo: se l’incantesimo non aveva funzionato, è perché si era prodotta una screpolatura nel cristallo che lo conteneva.

Dalle lettere di Corrado di Querfurt (di cui avevo già parlato sul mio articolo a proposito delle leggende di Ischia) apprendiamo che i napoletani attribuivano a Virgilio anche un cavallo di bronzo capace di mantenere sani i cavalli, una mosca di bronzo col potere di allontanare le mosche dalla città, un macello nel quale la carne poteva mantenersi intatta per sei settimane.

Virgilio pensò anche a difendere Napoli dalla minaccia del Vesuvio, costruendo una statua di bronzo, che rappresentava un uomo con l’arco teso e la freccia pronta a scoccare in direzione del monte, per tenerlo sotto controllo. Un giorno però un contadino, incuriosito da quell’arco sempre teso, fece scoccare la freccia, che colpì l’orlo del vulcano, rimettendolo così in attività!

Secondo alcuni storici, però, nella leggenda virgiliana confluirono nient’altro che favole e racconti prodigiosi che alimentarono l’immagine di un Virgilio guaritore, taumaturgo e mago, soprattutto in epoca medievale, dominata più dalle favole e dalle superstizioni che dalla religione o dalla scienza.

Infine, antiche leggende e superstizioni narrano che il sepolcro del poeta in realtà sia vuoto, mentre alcune cronache napoletane dell’epoca raccontano che per evitare ogni tentativo di penetrazione del feretro, le ceneri del profeta furono trasportate e murate in gran segreto in un sotterraneo del Castel dell’Ovo.

Ancora oggi, però, sono numerose le leggende sulla cripta virgiliana e il mistero della tomba di Virgilio resta ancora irrisolto…

La misteriosa creatura lasciata dall’uragano Harvey

L’uragano Harvey, oltre a provocare 39 morti e danni che sono stati stimati per 160 miliardi di dollari, pare abbia fatto spuntare anche quello che a tutti gli effetti somiglia ad un mostro marino.

Su una spiaggia in Texas e precisamente a Texas City, Preeti Desai, della National Audobon Society, ha fotografato uno strano essere che da giorni alimenta il dibattito scientifico – e non solo – sulla questione.

Ma cosa potrebbe essere esattamente questo misterioso essere arenatosi sulla spiaggia?

Di sicuro è un animale marino privo di occhi e con denti molto aguzzi in avanzato stato di decomposizione, a cui manca anche la coda, cosa che lo renderebbe difficilmente classificabile.

Tra le prime ipotesi avanzate quella che si tratti di una grossa anguilla delle profondità oceaniche e in particolare dell’anguilla tossica, del Golfo del Messico, ovvero l’anguilla di Tusky, che vive in acque profonde, da 30 a 90 metri, e quasi sempre nascosta.

Anche per il dottor Kenneth Tighe dello Smithsonian National Museum of Natural History si tratterebbe di una anguilla, ma probabilmente di un’altra famiglia di quella della Tusky: al momento l’ipotesi più accreditata è che si tratti di un esemplare di chauliodus Aplatophis, conosciuta anche con il nome di “anguilla con le zanne”, senza occhi perché probabilmente già decomposti.

Insomma, per ora sembrano fugati i dubbi sulla presunta provenienza aliena della strana creatura, ma resta comunque un mistero di quale misterioso animale si tratti!

Il Monte Epomeo, il terremoto e la leggenda della terra cava

Il terremoto di Casamicciola che alle 20:57 del 21 agosto ha colpito l’isola di Ischia causando due vittime e 42 feriti, ha riacceso i riflettori sull’area vulcanica del golfo di Napoli: tra gli 8 e gli 11 chilometri di profondità, infatti, si trova un grande serbatoio magmatico ancora attivo, mentre l’isola di Ischia rappresenta la porzione più alta di un cono vulcanico che si trova a circa 900 metri sotto il livello del mare.

A differenza di quanto si crede, però, il Monte Epomeo che domina Ischia (rappresentando oltre il 30% della superficie totale dell’isola) non è un vulcano, ma un immenso blocco di tufo verde fuoriuscito dalle profondità della terra al termine di una grande eruzione avvenuta circa 55.000 anni fa ed è sempre stato avvolto nel mistero: secondo la leggenda, infatti, sarebbe una delle porte d’accesso alla mitica “terra cava” del regno di Agartha.

Questo mito, secondo cui sotto la superficie terrestre vi sarebbero altre superfici concentriche che potrebbero a loro volta essere abitate o abitabili, comincia in pieno Medioevo attraverso i resoconti di Corrado di Querfurt, vescovo di Hildesheim e poi di Würzburg, che servì come cancelliere Arrigo VI dal 1194 al 1201: nel 1196, in una serie di lettere, il vescovo tedesco racconta di come sia riuscito a penetrare in un anfratto su un monte, raggiungendo una misteriosa città sotterranea prima di essere messo in fuga da alcuni soldati armati di spada e frecce, ma “fatti di aria”.

Quefurt scriveva che il monte in questione si trovava sull’isola di Ischia, dove però collocò anche le anime penitenti, che la leggenda vuole invece associate ai Campi Flegrei (le anime del purgatorio di cui parlerò dettagliatamente).

Il monte era dunque l’Epomeo o il Monte Barbaro a Pozzuoli, dove già Virgilio Mago, figura leggendaria medioevale napoletana (di cui lo stesso Quefurt scrisse descrivendo le opere meravigliose che egli avrebbe lasciato a Napoli e che in seguito sarebbe stato soppiantato da San Gennaro per volere della Chiesa che voleva eliminare qualsiasi traccia di paganesimo nella città), si sarebbe recato.

La ricerca del regno di Agartha coinvolse anche Hitler, che era ossessionato dall’esoterismo e dai miti delle antiche civiltà: ad Ischia i Nazisti avrebbero cercato l’entrata del possibile tunnel dell’Epomeo partendo dal luogo più misterioso dell’isola, la grotta di Mavone, oggi praticamente inaccessibile, che si trova a Forio d’Ischia, su un costone roccioso a picco sul mare.

Le ricerche sarebbero poi proseguite con l’analisi della Grotta del Mago, che si trova ad Ischia Ponte dopo gli scogli di Sant’Anna, ed è oggi solo parzialmente accessibile, che anticamente era la sede di un culto solare: in ogni caso, ad oggi non si conoscono gli esiti delle ricerche effettuate ormai oltre 70 anni fa.

Nonostante finora il misterioso passaggio non sia ancora stato ritrovato, la scienza e le moderne teorie astronomiche e geologiche affermano che la terra non può essere cava, quindi non averebbe senso continuare a cercare possibili “porte” di ingresso per un fantastico viaggio, per citare Jules Verne, “al centro della Terra”.

Eppure l’aura di mistero che circonda il monte Epomeo continua ad affascinare e ad alimentare leggende e strani fenomeni continuano ad essere segnalati nei dintorni, quasi come se ci fosse un fondo di verità nelle leggende come quella narrata nel 1874 dallo scrittore Jorgen Vilhelm Bergsoe nelle sue “Novelle italiane”, nella quale racconta di un’armata saracena scomparsa letteralmente nel nulla dopo essersi rifugiata in una conca nei pressi del Monte Tabor, proprio vicino Casamicciola.

Sicuramente l’esistenza di uno o più grotte che colleghino il Monte Epomeo ad altre località sull’isola di Ischia o addirittura sulla vicina costa campana potrebbe essere un’ipotesi più plausibile della teoria della “terra cava”, ma che questi cunicoli possano essere stati utilizzati da Ufo o come basi militari resta tuttora un mistero…

In California c’è una strega che esorcizza i computer contro i virus

Nella California del Nord c’è una strega che esorcizza i computer contro i virus: si tratta di Joey Talle, strega Wiccan e ministro del culto nello stato della California.

Oltre ad offrire rimedi a chi soffre di pene d’amore, depressione e altri malesseri, esorcizza anche i virus dai computer e il suo motto è “non esiste problema troppo piccolo, troppo grande o troppo strano”.

Per affrontare fantasmi e demoni che infestano un pc usa una vasta gamma di tecniche: può posizionare pietre sopra il computer, pulire l’energia negativa imponendo la propria mente o depurare l’area intorno al computer bruciando foglie di salvia, rituali che ricorrono anche nei miei spettacoli esoterici.

Il tempo necessario perché i virus siano debellati è diverso a seconda della malvagità dell’entità e va da una a quattro ore.

Una delle prime volte in cui ha usato la magia per risolvere un problema tecnico è stato quando ad un cliente per cui aveva eseguito rituali per il successo e il lavoro, è capitato di avere un problema con l’allarme antifurto: l’azienda che lo aveva installato non riusciva a capire quale fosse il guasto, lei invece è andata in trance e dopo aver percepito un blocco dentro il muro, ha risolto il problema e il cliente non ha più avuto problemi in seguito.

Una volta è stata contattata dalla proprietaria di una piccola azienda nel Marin che aveva il computer infettato da un paio di virus diversi: “Per prima cosa, ho creato un cerchio e ho evocato terra, aria, fuoco e acqua, poi ho evocato Mercurio, il messaggero e comunicatore. Sono andata in trance e tutto ciò che facevo a quel punto era percepire. Riesco a sentire letteralmente [il virus] dentro al mio corpo. Riesco a sentire dove l’energia scorre morbida, e dove invece c’è un intoppo. Quello è il punto in cui il virus è entrato”, racconta.

È convinta, inoltre, che ci siano energie di tutti i tipi, incluse entità più o meno percepibili dagli esseri umani come fantasmi, angeli, spiriti o demoni, entità che mangiano, assorbono energia, e vogliono essere nutriti, ma con l’aiuto di diverse pietre, come quelle che contengono cloruro oppure l’ametista, spesso riesce a debellare qualsiasi virus informatico.

Secondo lei, infatti, “i computer sono enormi dispense di energia elettromagnetica, oltre che di messaggi e talvolta, quando un demone entra in un sistema, è come uno scarafaggio in cucina. Si limita a mangiare e a non dare nell’occhio. Ma certi demoni lavorano per qualcuno che sta cercando di ferirti e quelli sono davvero duri da mandare via”.

Insomma, un interessante ed insolito connubio tra mistero e modernità che unisce la magia rituale e le nuove tecnologie.

Scoperta una torre di teschi che confermerebbe i sacrifici umani aztechi

A Città del Messico è stata portata alla luce una torre di teschi umani che confermerebbe le teorie sui sacrifici umani compiuti degli aztechi e sulla leggendaria torre di Tenochitlán, l’antico nome della capitale messicana, che terrorizzò Hernán Cortés e i conquistadores.

La scoperta potrebbe rispondere a molti interrogativi che gli archeologi e gli storici si pongono da tempo: i 676 teschi si trovano nei pressi del Templo Mayor, in un angolo della cappella di Huitzilopochtli, dio azteco del sole, la guerra e del sacrificio umano, uno dei luoghi di culto più importanti del paese e formano una torre di sei metri di diametro.

Appartengono anche a donne e bambini e questo dettaglio, spiegano gli archeologi dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia de México (INAH), è cruciale perché potrebbe gettare nuova luce sulle pratiche dei sacrifici umani, usati anche come tecnica di difesa e non solo come rituali.

Iniziati nel 2015, gli scavi hanno scoperto una “tzompantli”, cioè le torri di teschi umani, già note nelle iscrizioni e nei disegni delle culture mesoamericane e nelle testimonianze degli spagnoli: alcune torri sono state ritrovate in altri siti mesoamericani, ma risultano più piccole e composte da teschi di giovani uomini, probabilmente soldati nemici uccisi in battaglia e poi esposti come trofei.

Il ritrovamento di oggi, invece, è molto diverso, perché tra i teschi ci sono anche i resti di donne e bambini, soggetti cioè che non partecipavano alla guerra, come ha spiegato Rodrigo Bolanos alla Reuters, biologo e antropologo che ha preso parte alla ricerca.

“Qualcosa di nuovo sta accadendo qui e potrebbe trattarsi della prima prova della Huey Tzompantli”, ha aggiunto, riferendosi alla leggendaria torre di teschi con un’intelaiatura di legno di cui si parla nelle storie dei conquistadores.

Il riferimento preciso è alla Huey Tzompantli, la “Grande Tzompantli di Tenochtitlán”, di cui narrano i racconti portati in Europa dai conquistadores di Cortés, a partire dalla “Historia verdadera de la conquista de la Nueva España” redatta dal testimone oculare Bernal Díaz del Castillo, che racconta della ritirata degli spagnoli da Tenochtitlán: gli aztechi eressero una torre che, dai numeri forniti dal conquistador Andrés de Tapia e dal frate Diego Durán, lo scrittore calcola composta da oltre 60mila teschi.

Uno degli archeologi che lavorano presso il sito sopra il Templo Mayor, Raul Barrera, ha detto che i teschi sarebbero stati fissati nella torre dopo essere stati esposti al pubblico sulla tzompantli.

La presenza di donne e bambini potrebbe quindi dimostrare che le leggende dei conquistadores erano vere e che le pratiche dei sacrifici umani erano più diffuse di quanto si pensava finora: gli aztechi avrebbero sacrificato membri della popolazione civile per esporre i loro teschi e costruire monumenti in grado di spaventare i nemici.

Per altre storie misteriose e racconti incredibili, partecipa ad un mio spettacolo.