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Il Cimitero delle Fontanelle e le anime pezzentelle

Da alcuni giorni, a partire dal 2 ottobre 2017, il Cimitero delle Fontanelle di Napoli ha finalmente riaperto dopo alcune settimane di chiusura forzata dovuta alla caduta di alcuni pezzi di tufo dal portale di ingresso causata dalle forti piogge.

Il Cimitero delle Fontanelle sarà quindi di nuovo visitabile secondo l’orario ordinario, ovvero dalle 10.00 alle 17.00, tutti i giorni.

Ma cos’è che rende questo sito uno dei luoghi più misteriosi della città?

Diversamente da quello che si pensa, Napoli non è solo il mare o il panorama meraviglioso del Golfo, ma anche mistero, culto e suggestione, soprattutto la parte sotterranea come le Catacombe di San Gennaro o, appunto, il Cimitero delle Fontanelle: si tratta di un antico cimitero di Napoli, o meglio un ossario, che si trova nel cuore del Rione Sanità e che contiene migliaia di teschi.

L’ossario si sviluppa per circa 3.000 mq e le dimensioni della cavità sono di circa 30.000 metri cubi: in quest’area erano dislocate numerose cave, utilizzate fino al 1600 per reperire il tufo utilizzato per costruire la città ed è chiamato in questo modo per la presenza in passato di fonti d’acqua.

Il cimitero accoglie 40.000 resti di persone (anche se alcune fonti dicono 80000), vittime dell’epidemia di peste nel 1656 e di colera del 1836: verso la metà del 1600, infatti, la città di Napoli fu decimata dalla peste, un flagello che nemmeno San Gennaro riuscì a tenere lontano da Napoli, mentre due secoli più tardi fu invece il colera a provocare altre vittime e i resti dei morti di peste e colera venivano portati in queste cave di tufo, poiché non c’era altro posto che potesse contenerli tutti.

A questi si aggiunsero i morti che, dopo l’editto di Napoleone e la dominazione francese non potevano più essere sepolti nelle chiese: nacque così il Cimitero delle Fontanelle di Napoli, una enorme grotta di tufo dove nel corso degli anni vennero accatastati ossa e teschi dei morti napoletani.

Ma il vero significato del Cimitero delle Fontanelle di Napoli va ricercato nel rapporto che i napoletani hanno con l’Aldilà: passeggiando, infatti, nel Cimitero, è facile imbattersi in un teschio in una bara, che magari porta l’incisione “Per fede. Enzo e Carmela”.

Esiste una spontanea e significativa devozione popolare per questi defunti, nei quali i fedeli identificano le anime purganti bisognose di cura ed attenzione: nel cimitero, infatti, si svolgeva il particolare rito delle “anime pezzentelle”, di cui parlo spesso anche nei miei spettacoli, secondo cui veniva adottata una delle “capuzzelle”, ovvero i teschi, alla quale corrispondeva un’anima del purgatorio.

Queste ossa anonime, le anime pezzentelle, accatastate nelle caverne lontano dal suolo consacrato, rappresentavano per la gente della città le anime abbandonate, un mezzo di comunicazione tra il mondo dei morti e quello dei vivi.

Al teschio era associato un nome, un ruolo, una storia e spesso il napoletano si recava sul posto, adottava un teschio particolare che “si faceva scegliere” secondo una serie di segnali, spesso apparendo anche in sogno e da questo punto in poi il cranio diventava parte della famiglia del devoto.

Questo culto è durato fino agli anni ’50, quando la Chiesa decise di osteggiarlo accostandolo a rituali più vicini al paganesimo che alla religione cattolica, ma nonostante questo l’aura di mistero che circonda il Cimitero delle Fontanelle continua ad affascinare, al punto tale da essere scelto come location ufficiale di Sense8, la serie prodotta da Netflix, per il finale di stagione.

Questo luogo misterioso, ma al tempo stesso magico e sacro, tra leggenda e realtà, è uno dei più affascinanti di Napoli, e vi consiglio di visitarlo se siete in città anche solo per qualche giorno!

Svelato il mistero sulla costruzione della Piramide di Giza

La Piramide di Cheope, conosciuta anche come Piramide di Giza, è una delle sette meraviglie del mondo antico e da sempre un enigma per studiosi e appassionati, il cui mistero comincia già dalla sua costruzione: com’è stato possibile realizzare un’opera così imponente, alta 147 metri, in un’epoca – l’Età del bronzo – in cui le tecnologie a disposizione non erano quelle di cui disponiamo oggi?

Come hanno potuto trasportare dalle cave quegli enormi blocchi che la compongono nel 2.600 a.C.?

Oggi questo mistero sembra finalmente essere stato svelato grazie al ritrovamento di un antico papiro, di una barca cerimoniale e alle tracce di antichi canali: mettendo insieme questi elementi, gli archeologi hanno scoperto il modo ingegnoso attraverso il quale gli operai trasportarono i blocchi di granito di due tonnellate e mezzo, provenienti da oltre 800 chilometri di distanza, da Aswan, per dare forma alla dimora funebre del faraone Cheope (Khufu in egizio), della IV dinastia.

Secondo quanto contenuto nel papiro, i lavoratori hanno caricato 170 mila tonnellate di pietra calcarea lungo il Nilo in barche di legno fatte di tavole tenute insieme da corde, attraverso un sistema di canali costruito appositamente e un porto interno a pochi metri dalla base della piramide.

Nel porto marittimo di Wadi Al-Jarf è stato ritrovato il rotolo di papiro che confermerebbe questa ipotesi: scritto da Merer, un sovrintendente responsabile di una squadra di 40 operai, è l’unico documento esistente sulla costruzione della Grande Piramide e descrive nel dettaglio in che modo le pietre venivano spedite.

Secondo il Daily Mail, che cita un documentario di Channel 4 dedicato alla grande piramide egiziana, l’archeologo statunitense Mark Lehner, direttore dell’Ancient Egypt Research Associates (AERA), racconta, tra gli altri, i dettagli della scoperta di un canale scomparso sotto l’altopiano polveroso di Giza: “Abbiamo delineato il bacino centrale del canale che pensiamo possa coincidere con l’area di consegna primaria ai piedi dell’altopiano”, ha dichiarato.

Inoltre, un altro gruppo di ricercatori racconta la scoperta di una barca cerimoniale, che avrebbe dovuto trasportare il defunto nell’aldilà, e che conferma, nella struttura, il modello di quella impiegata per il trasporto dei blocchi di granito.

Ma i segreti sulla famosa tomba del faraone Cheope non sembrano del tutto svelati: un altro team di archeologi, infatti, sta lavorando per realizzare una mappa interna della Grande Piramide di Giza usando la tecnologia laser.

Il gruppo, che guida il progetto ScanPyramids, ha annunciato la scoperta di una serie di vuoti nella costruzione che ritengono siano camere nascoste. Insomma, il mistero continua…

La misteriosa creatura lasciata dall’uragano Harvey

L’uragano Harvey, oltre a provocare 39 morti e danni che sono stati stimati per 160 miliardi di dollari, pare abbia fatto spuntare anche quello che a tutti gli effetti somiglia ad un mostro marino.

Su una spiaggia in Texas e precisamente a Texas City, Preeti Desai, della National Audobon Society, ha fotografato uno strano essere che da giorni alimenta il dibattito scientifico – e non solo – sulla questione.

Ma cosa potrebbe essere esattamente questo misterioso essere arenatosi sulla spiaggia?

Di sicuro è un animale marino privo di occhi e con denti molto aguzzi in avanzato stato di decomposizione, a cui manca anche la coda, cosa che lo renderebbe difficilmente classificabile.

Tra le prime ipotesi avanzate quella che si tratti di una grossa anguilla delle profondità oceaniche e in particolare dell’anguilla tossica, del Golfo del Messico, ovvero l’anguilla di Tusky, che vive in acque profonde, da 30 a 90 metri, e quasi sempre nascosta.

Anche per il dottor Kenneth Tighe dello Smithsonian National Museum of Natural History si tratterebbe di una anguilla, ma probabilmente di un’altra famiglia di quella della Tusky: al momento l’ipotesi più accreditata è che si tratti di un esemplare di chauliodus Aplatophis, conosciuta anche con il nome di “anguilla con le zanne”, senza occhi perché probabilmente già decomposti.

Insomma, per ora sembrano fugati i dubbi sulla presunta provenienza aliena della strana creatura, ma resta comunque un mistero di quale misterioso animale si tratti!

Il Monte Epomeo, il terremoto e la leggenda della terra cava

Il terremoto di Casamicciola che alle 20:57 del 21 agosto ha colpito l’isola di Ischia causando due vittime e 42 feriti, ha riacceso i riflettori sull’area vulcanica del golfo di Napoli: tra gli 8 e gli 11 chilometri di profondità, infatti, si trova un grande serbatoio magmatico ancora attivo, mentre l’isola di Ischia rappresenta la porzione più alta di un cono vulcanico che si trova a circa 900 metri sotto il livello del mare.

A differenza di quanto si crede, però, il Monte Epomeo che domina Ischia (rappresentando oltre il 30% della superficie totale dell’isola) non è un vulcano, ma un immenso blocco di tufo verde fuoriuscito dalle profondità della terra al termine di una grande eruzione avvenuta circa 55.000 anni fa ed è sempre stato avvolto nel mistero: secondo la leggenda, infatti, sarebbe una delle porte d’accesso alla mitica “terra cava” del regno di Agartha.

Questo mito, secondo cui sotto la superficie terrestre vi sarebbero altre superfici concentriche che potrebbero a loro volta essere abitate o abitabili, comincia in pieno Medioevo attraverso i resoconti di Corrado di Querfurt, vescovo di Hildesheim e poi di Würzburg, che servì come cancelliere Arrigo VI dal 1194 al 1201: nel 1196, in una serie di lettere, il vescovo tedesco racconta di come sia riuscito a penetrare in un anfratto su un monte, raggiungendo una misteriosa città sotterranea prima di essere messo in fuga da alcuni soldati armati di spada e frecce, ma “fatti di aria”.

Quefurt scriveva che il monte in questione si trovava sull’isola di Ischia, dove però collocò anche le anime penitenti, che la leggenda vuole invece associate ai Campi Flegrei (le anime del purgatorio di cui parlerò dettagliatamente).

Il monte era dunque l’Epomeo o il Monte Barbaro a Pozzuoli, dove già Virgilio Mago, figura leggendaria medioevale napoletana (di cui lo stesso Quefurt scrisse descrivendo le opere meravigliose che egli avrebbe lasciato a Napoli e che in seguito sarebbe stato soppiantato da San Gennaro per volere della Chiesa che voleva eliminare qualsiasi traccia di paganesimo nella città), si sarebbe recato.

La ricerca del regno di Agartha coinvolse anche Hitler, che era ossessionato dall’esoterismo e dai miti delle antiche civiltà: ad Ischia i Nazisti avrebbero cercato l’entrata del possibile tunnel dell’Epomeo partendo dal luogo più misterioso dell’isola, la grotta di Mavone, oggi praticamente inaccessibile, che si trova a Forio d’Ischia, su un costone roccioso a picco sul mare.

Le ricerche sarebbero poi proseguite con l’analisi della Grotta del Mago, che si trova ad Ischia Ponte dopo gli scogli di Sant’Anna, ed è oggi solo parzialmente accessibile, che anticamente era la sede di un culto solare: in ogni caso, ad oggi non si conoscono gli esiti delle ricerche effettuate ormai oltre 70 anni fa.

Nonostante finora il misterioso passaggio non sia ancora stato ritrovato, la scienza e le moderne teorie astronomiche e geologiche affermano che la terra non può essere cava, quindi non averebbe senso continuare a cercare possibili “porte” di ingresso per un fantastico viaggio, per citare Jules Verne, “al centro della Terra”.

Eppure l’aura di mistero che circonda il monte Epomeo continua ad affascinare e ad alimentare leggende e strani fenomeni continuano ad essere segnalati nei dintorni, quasi come se ci fosse un fondo di verità nelle leggende come quella narrata nel 1874 dallo scrittore Jorgen Vilhelm Bergsoe nelle sue “Novelle italiane”, nella quale racconta di un’armata saracena scomparsa letteralmente nel nulla dopo essersi rifugiata in una conca nei pressi del Monte Tabor, proprio vicino Casamicciola.

Sicuramente l’esistenza di uno o più grotte che colleghino il Monte Epomeo ad altre località sull’isola di Ischia o addirittura sulla vicina costa campana potrebbe essere un’ipotesi più plausibile della teoria della “terra cava”, ma che questi cunicoli possano essere stati utilizzati da Ufo o come basi militari resta tuttora un mistero…

In California c’è una strega che esorcizza i computer contro i virus

Nella California del Nord c’è una strega che esorcizza i computer contro i virus: si tratta di Joey Talle, strega Wiccan e ministro del culto nello stato della California.

Oltre ad offrire rimedi a chi soffre di pene d’amore, depressione e altri malesseri, esorcizza anche i virus dai computer e il suo motto è “non esiste problema troppo piccolo, troppo grande o troppo strano”.

Per affrontare fantasmi e demoni che infestano un pc usa una vasta gamma di tecniche: può posizionare pietre sopra il computer, pulire l’energia negativa imponendo la propria mente o depurare l’area intorno al computer bruciando foglie di salvia, rituali che ricorrono anche nei miei spettacoli esoterici.

Il tempo necessario perché i virus siano debellati è diverso a seconda della malvagità dell’entità e va da una a quattro ore.

Una delle prime volte in cui ha usato la magia per risolvere un problema tecnico è stato quando ad un cliente per cui aveva eseguito rituali per il successo e il lavoro, è capitato di avere un problema con l’allarme antifurto: l’azienda che lo aveva installato non riusciva a capire quale fosse il guasto, lei invece è andata in trance e dopo aver percepito un blocco dentro il muro, ha risolto il problema e il cliente non ha più avuto problemi in seguito.

Una volta è stata contattata dalla proprietaria di una piccola azienda nel Marin che aveva il computer infettato da un paio di virus diversi: “Per prima cosa, ho creato un cerchio e ho evocato terra, aria, fuoco e acqua, poi ho evocato Mercurio, il messaggero e comunicatore. Sono andata in trance e tutto ciò che facevo a quel punto era percepire. Riesco a sentire letteralmente [il virus] dentro al mio corpo. Riesco a sentire dove l’energia scorre morbida, e dove invece c’è un intoppo. Quello è il punto in cui il virus è entrato”, racconta.

È convinta, inoltre, che ci siano energie di tutti i tipi, incluse entità più o meno percepibili dagli esseri umani come fantasmi, angeli, spiriti o demoni, entità che mangiano, assorbono energia, e vogliono essere nutriti, ma con l’aiuto di diverse pietre, come quelle che contengono cloruro oppure l’ametista, spesso riesce a debellare qualsiasi virus informatico.

Secondo lei, infatti, “i computer sono enormi dispense di energia elettromagnetica, oltre che di messaggi e talvolta, quando un demone entra in un sistema, è come uno scarafaggio in cucina. Si limita a mangiare e a non dare nell’occhio. Ma certi demoni lavorano per qualcuno che sta cercando di ferirti e quelli sono davvero duri da mandare via”.

Insomma, un interessante ed insolito connubio tra mistero e modernità che unisce la magia rituale e le nuove tecnologie.

Il nostro corpo potrebbe prevedere il futuro

Un recente studio ha dimostrato che il nostro corpo saprebbe riconoscere quando un grande evento si sta avvicinando, esattamente un attimo prima che accada.

Se fosse confermata, questa ricerca – che è stata pubblicata sulla rivista “Frontiers of Perception” e che ricorda molto il romanzo “La Zona Morta” di Stephen King  potrebbe farci scoprire qualcosa di fondamentale sulle leggi dell’universo che non sono state ancora del tutto rivelate.

“Ciò che emerge dagli esperimenti è che gli eventi possono essere previsti”, afferma Julia Mossbridge, neuroscienziata della Northwestern University e coautrice dello studio: “La domanda è: come funziona?”

Durante gli esperimenti è emerso che le risposte fisiologiche come il battito cardiaco, la dilatazione delle pupille e l’attività cerebrale cambiavano da uno e dieci secondi prima che ai soggetti venisse mostrata una foto spaventosa. In molti di questi esperimenti le immagini erano intervallate in maniera casuale da alcune foto normali, in modo che i partecipanti non avessero, teoricamente, alcuna idea su cosa avrebbero visto.

Siccome però la scoperta è particolarmente interessante, questi studi sono stati duramente criticati dagli scettici.

Per dimostrare, allora, che i risultati fossero reali e non falsati, la Dr.ssa Mossbridge e il suo team hanno analizzato oltre due dozzine di esperimenti: come parte dell’analisi hanno scartato qualsiasi esperimento in cui ci fosse anche il minimo sospetto di errori statistici e nonostante questo hanno trovato un effetto “presentimento”, nel quale il corpo avverte fisiologicamente che si sta per verificare un evento.

La scoperta dimostrerebbe che i nostri corpi in maniera inconscia avvertirebbero il futuro un attimo prima che si stia per verificare qualcosa di importante, anche se non ne siamo consapevoli.

Se, ad esempio, un agente di borsa si trovasse a dover investire molto denaro su un titolo azionario, dieci secondi prima potrebbe “avvertire” l’andamento delle azioni di quel titolo, come ha affermato la Dr.ssa Mossbridge a LiveScience.

Il paper non entra nel merito delle facoltà paranormali: al contrario, gli esperti credono che i presentimenti siano molto più reali di quanto crediamo e che rispondano ad una legge ben specifica della natura, anche se nessuno è ancora riuscita a decifrarla del tutto.

Altri scienziati come Rufin VanRullen, uno studioso di scienze cognitive al Center for Research on the Brain and Cognition, restano comunque scettici riguardo questa interpretazione e sono convinti che ci siano stati degli errori statistici che hanno portato a risultati quando in realtà non ce e sarebbero, portandoli a pensare che questi presentimenti non esistano per niente.

Insomma, anche se per il momento non ci sarebbero notizie certe circa la possibilità di prevedere eventi futuri, potete sempre abbandonarvi al mistero dei miei spettacoli di mentalismo e lettura del pensiero, in cui dimostro anche alcune doti di preveggenza… 

AAA Cercasi tata per coppia di bambini residente in casa stregata

Una coppia di genitori dei Borders scozzesi è alla disperata ricerca di una tata per i loro due figli di cinque e sette anni.

Secondo l’annuncio di lavoro su un sito inglese dedicato, la tata avrebbe a disposizione una propria camera con bagno e cucina privata in una “meravigliosa proprietà storica con un panorama spettacolare”. Lo stipendio si aggirerebbe intorno alle 50000 sterline l’anno (quasi 58000 euro!), decisamente una bella cifra, che nasconde però una storia incredibile di cui i genitori non fanno segreto: sembrerebbe, infatti, che la casa sia infestata dai fantasmi!

I doveri della tata comprenderebbero preparare la colazione ed i bambini per la scuola, accompagnarli e riportarli a casa dopo le lezioni, aiutarli nei compiti a casa, prepararli per la notte e, ovviamente, avere a che fare con una serie di strani poltergeist.

L’annuncio afferma che i genitori hanno vissuto in quella casa per dieci anni e gli è stato detto che la casa è infestata quando l’hanno acquistata: nonostante affermino di non aver mai avuto a che fare con alcun tipo di attività paranormale in casa, hanno già visto ben cinque tate scappare a gambe levate solo nell’ultimo anno (ovviamente hanno rinunciato al lavoro, non sono certo state risucchiate attraverso un portale per l’inferno), con ognuna di esse che affermerebbe di aver avuto a che fare con “incidenti paranormali” come “rumori strani, vetri rotti e mobili che si muovono”: il repertorio classico di una qualsiasi casa infestata, insomma.

La moglie, che ha pubblicato l’annuncio di lavoro, dice che lei e suo marito sono “entrambi dei professionisti affermati molto impegnati” e che spesso sono tenuti a lavorare lontani da casa. Inoltre, ci potrebbero essere occasioni in cui saranno tutti lontani da casa fino a 4 notti a settimana – solo nei giorni feriali – in cui la tata sarà tutta da sola nella proprietà.

Concludendo, dato che dovrà trascorrere molto tempo in casa da sola con due bambini piccoli, la candidata perfetta deve avere esperienza nel settore e una forte predisposizione, ma un’attrezzatura da acchiappafantasmi sarà considerata preferenziale.

Se pensate di essere così coraggiosi da candidarvi, potete leggere l’annuncio di lavoro a questo link, ma ricordatevi di dare un colpo di telefono ai ghostbusters, prima!

Se invece vi piacerebbe assistere ad un mio spettacolo, nel quale racconto anche alcune storie di fantasmi, qui ci sono tutte le informazioni.

Le incredibili coincidenze nella vita di due gemelli separati alla nascita

Un giorno qualunque in Ohio il signor Springer ricevette un messaggio in segreteria e quando lo ascoltò provò uno strano brivido lungo la schiena.

Il messaggio era generico e molto breve: chi aveva telefonato, infatti, disse semplicemente il proprio nome (“Mi chiamo Lewis…”) e lasciò il suo numero di telefono, senza dilungarsi ulteriormente sul motivo di quella telefonata.

E il signor Springer dopo averlo ascoltato richiamò immediatamente, come preso da uno strano presentimento che il suo intuito confermò non appena il signor Lewis rispose alla sua telefonata con il classico “Pronto?”.

In quel momento, infatti, il signor Springer riconobbe immediatamente quella voce, anche se non l’aveva mai sentita prima d’allora: era la voce di suo fratello gemello, che non aveva mai conosciuto poiché erano stati separati alla nascita!

La madre dei due gemelli era una ragazzina di 15 anni che decise di dare in adozione anonimamente i suoi piccoli che, pur essendo stati separati, mantennero un contatto attraverso un filo invisibile.

Crescendo, ad entrambi i bambini i genitori raccontarono che erano stati adottati e che avevano avuto un fratello gemello, sfortunatamente morto alla nascita.

Le due coppie di genitori – che non ebbero mai alcun contatto tra di loro, nemmeno in ospedale – decisero di dare al loro figlio lo stesso nome: Jim, dando inizio, in quel momento, alla vita “parallela” di Jim Springer e Jim Lewis e rendendoli protagonisti di una serie di incredibili coincidenze, così come scoprirono nel 1977, 39 anni dopo, con quella famosa telefonata.

  • Tutti e due avevano un fratello adottivo che si chiamava Larry;
  • Da piccoli entrambi avevano chiamato il loro cane Toy;
  • A scuola entrambi andavano bene nelle stesse materie (matematica e applicazioni tecniche) e malissimo in grammatica e ortografia;
  • Entrambi si erano sposati due volte, e con donne che avevano gli stessi nomi: Linda, la loro prima moglie, e Betty, la seconda;
  • Entrambi avevano dato al loro primo figlio lo stesso doppio nome, James Allen;
  • Entrambi avevano fatto il vice-sceriffo, seppur in contee differenti dell’Ohio;
  • Entrambi avevano poi svolto lavori inerenti la sicurezza.

Inoltre i due gemelli amavano il mare, mentre per entrambi il luogo preferito era St. Petersburg, in Florida, 1641 chilometri più a sud: anche se non si erano mai incrociati, visto che andavano in due spiagge differenti.

Negli anni, com’era prevedibile, Jim Springer e Jim Lewis sono stati oggetto di approfonditi studi da parte di varie Università americane e anche gli esami medici sono stati sorprendenti: le loro cartelle cliniche, per esempio, sono praticamente identiche, così come sono del tutto sovrapponibili le loro onde cerebrali.

Le loro risposte ai test sono state sempre talmente simili (se non identiche), tanto da sembrare frutto della stessa persona e da dubitare che questi fossero stati compilati in stanze differenti.

Ora i fratelli gemelli Jim Springer e Jim Lewis hanno 75 anni, abitano sempre in due città diverse e quando si rivedono, si divertono a raccontare davanti ai loro figli e nipoti increduli, i continui episodi identici accaduti nei mesi in cui non si sono visti.

I gemelli e le coppie molto affiatate sono spesso oggetto dei miei numeri sulle coincidenze: clicca qui per saperne di più sul mio spettacolo.

Distributori di bevande e porte segrete verso altri mondi

Nella piccola tavola calda “The Press” a Shanghai c’è un distributore vintage di Coca-cola che nasconde un segreto: si tratta di una porta che, una volta attraversata, conduce nel bar “Flask”, ispirato agli speakeasy dell’epoca del proibizionismo.

Secondo l’architetto Alberto Caiola, che li ha progettati, “Flask” e “The Press” sono “un duo non convenzionale che sostiene il concetto tradizionale di speakeasy: un intimo salotto contemporaneo nascosto dietro la facciata di un allegro negozio di panini”.

Per lanciare uno speakeasy nel cuore dell’ex Concessione francese di Shanghai, l’architetto ha riflettuto sul fatto che la città ha avuto in passato alcuni bar e lounge che nascondevano degli speakeasy, quindi ha deciso di rivoluzionarne il concetto: per massimizzarne l’impatto, ha puntato su un’estetica “contraddittoria e anacronistica”.

Di conseguenza, ha creato “The Press”, un negozio di sandwich colorato che a prima vista sembra immediatamente familiare ai passante, ma un certo numero di dettagli vivaci e contemporanei richiedono uno sguardo più attento: i piani in tonalità colorate, le luci al neon, il minimalismo lucido degli arredi, le pareti e i pavimenti in cemento grezzi, infatti, creano una scena non convenzionale che ispira una certa curiosità negli occhi dei clienti.

L’oggetto più importante della sala è, ovviamente, il distributore automatico di Coca-cola vintage incastonato nel muro e diviso a metà per essere aperto e rivelare l’ingresso di “Flask”.

Entrando nel tunnel tra “The Press” e “Flask”, il visitatore sperimenta un certo contrasto nell’ambiente: lo speakeasy, infatti, presenta delle rifiniture eleganti a tinte scure con illuminazione ambra, con uno scaffale che arriva fino al soffitto pieno di bottiglie di whisky da 25 litri.

Inoltre, un’installazione a parete rende omaggio al bar stesso, con tre file di fiaschi nascosti da un telo grigio scuro.

Un vero e proprio “mistero nascosto” in quello che apparentemente è una piccola tavola calda!

Per sperimentare altri misteri, contattami pure e prenota il mio spettacolo.

Il mistero delle numbers station

A qualcuno sarà capitato di aver intercettato, nelle propria infanzia e magari con una vecchia radio di legno a transistor del nonno, delle trasmissioni radiofoniche clandestine e misteriose su frequenze ad onde corte: in queste trasmissioni jingle e melodie si alternano a stringhe di numeri e di lettere che si ripetono, apparentemente senza senso.

Si tratterebbe di “numbers station”, emittenti che, secondo alcuni, trasmetterebbero dati cifrati per sistemi di navigazione o telecontrollo, ma anche messaggi codificati trasmessi dalle agenzie governative o dai servizi segreti alle spie sparse in tutto il mondo.

A molte di queste emittenti sono stati accostati nomi di fantasia, tratti dai jingle che ne accompagnano l’inizio delle trasmissioni: “Cherry Ripe”, ad esempio, prendeva in prestito le note di una canzone folk inglese del diciannovesimo secolo, “Swedish Rhapsody”, invece, il pezzo composto dal musicista Hugo Halfven e la famosa “The Lincolnshire Poacher”, l’omonimo motivetto popolare del Regno Unito.

Sebbene ad oggi nessun governo o ente nazionale abbia mai apertamente riconosciuto la loro esistenza o il loro utilizzo, comprovate testimonianze ne datano la nascita al periodo della prima guerra mondiale: un articolo del 1998 sul The Daily Telegraph citava un portavoce del Department of Trade and Industry che affermava, riferendosi alle numbers station: “Sono ciò che supponete siano. La gente non dovrebbe essere suggestionata da esse. Non sono, dovremmo dire, di pubblico uso”.

Secondo questa teoria, i messaggi sarebbero cifrati con un cifrario di Vernam per evitare ogni rischio di decifrazione da parte del nemico e le numbers station avrebbero cambiato le modalità delle loro trasmissioni o effettuato operazioni fuori programma in concomitanza con grandi eventi politici, come la crisi costituzionale Russa del 1993.

Ad ogni modo, la stazione cubana “Atención” è stato il primo caso di una numbers station ufficialmente e pubblicamente accusata di spionaggio: la stazione, infatti, è stata al centro di un’inchiesta di una corte federale statunitense che ha portato all’arresto della rete Wasp di spie cubane nel 1998.

Insomma, intorno alle numbers station ruotano molti misteri, al punto da essere state al centro di serie televisive come “Lost” o “Fringe”, oppure di videogiochi come “Call of Duty: Black Ops”, ma non solo: “The Conet Project” è una raccolta delle più famose numbers station mai intercettate dagli appassionati di tutto il mondo edita dalla casa produttrice britannica Irdial Disc articolata inizialmente su quattro dischi, saliti poi a cinque in occasione dell’uscita della nuova edizione nel 2013 arricchita di foto di apparecchiature ipoteticamente usate dai servizi segreti di oltrecortina per la trasmissione di queste misteriose emittenti.

Lo scopo del progetto sarebbe testimoniarne l’esistenza e, se possibile, cercare conferme ufficiali del loro utilizzo e della loro diffusione globale: una commistione tra musica e mistero di cui non potevo non occuparmi nei miei spettacoli!