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Come alterare i ricordi di qualcuno a piacimento

Non tutti sanno che la “memoria” è in realtà un sistema molto complesso: esistono memorie a breve e a lungo termine, ovvero la capacità di ricordare un numero di telefono solo per il tempo necessario a digitarlo e quella di recitare una filastrocca imparata a memoria da bambini, memorie procedurali, ad esempio come si guida un’auto, memorie autobiografiche che ci consentono di ricordare tutto ciò che ci è successo in vita, memorie sensoriali che riguardano suoni oppure odori, e la memoria semantica, che ci fa riconoscere suoni e parole nelle lingue che conosciamo.

Esistono però anche le false memorie: come spesso mi piace dimostrare nei miei spettacoli, è possibile alterare la memoria di qualcuno convincendolo a ricordare qualcosa che non è mai accaduto oppure a dimenticare qualcosa che ha appena visto.

Nel video che segue, in cui è possibile attivare i sottotitoli in italiano, la psicologa Elizabeth Lotus, un’esperta di manipolazione della memoria, racconta in una Ted Conference com’è possibile che i ricordi vengono deformati o modificati a partire da informazioni fuorvianti: tutto comincia analizzando il caso di Titus, condannato ingiustamente per stupro perché riconosciuto “con assoluta certezza” dalla vittima…

Il nostro corpo potrebbe prevedere il futuro

Un recente studio ha dimostrato che il nostro corpo saprebbe riconoscere quando un grande evento si sta avvicinando, esattamente un attimo prima che accada.

Se fosse confermata, questa ricerca – che è stata pubblicata sulla rivista “Frontiers of Perception” e che ricorda molto il romanzo “La Zona Morta” di Stephen King  potrebbe farci scoprire qualcosa di fondamentale sulle leggi dell’universo che non sono state ancora del tutto rivelate.

“Ciò che emerge dagli esperimenti è che gli eventi possono essere previsti”, afferma Julia Mossbridge, neuroscienziata della Northwestern University e coautrice dello studio: “La domanda è: come funziona?”

Durante gli esperimenti è emerso che le risposte fisiologiche come il battito cardiaco, la dilatazione delle pupille e l’attività cerebrale cambiavano da uno e dieci secondi prima che ai soggetti venisse mostrata una foto spaventosa. In molti di questi esperimenti le immagini erano intervallate in maniera casuale da alcune foto normali, in modo che i partecipanti non avessero, teoricamente, alcuna idea su cosa avrebbero visto.

Siccome però la scoperta è particolarmente interessante, questi studi sono stati duramente criticati dagli scettici.

Per dimostrare, allora, che i risultati fossero reali e non falsati, la Dr.ssa Mossbridge e il suo team hanno analizzato oltre due dozzine di esperimenti: come parte dell’analisi hanno scartato qualsiasi esperimento in cui ci fosse anche il minimo sospetto di errori statistici e nonostante questo hanno trovato un effetto “presentimento”, nel quale il corpo avverte fisiologicamente che si sta per verificare un evento.

La scoperta dimostrerebbe che i nostri corpi in maniera inconscia avvertirebbero il futuro un attimo prima che si stia per verificare qualcosa di importante, anche se non ne siamo consapevoli.

Se, ad esempio, un agente di borsa si trovasse a dover investire molto denaro su un titolo azionario, dieci secondi prima potrebbe “avvertire” l’andamento delle azioni di quel titolo, come ha affermato la Dr.ssa Mossbridge a LiveScience.

Il paper non entra nel merito delle facoltà paranormali: al contrario, gli esperti credono che i presentimenti siano molto più reali di quanto crediamo e che rispondano ad una legge ben specifica della natura, anche se nessuno è ancora riuscita a decifrarla del tutto.

Altri scienziati come Rufin VanRullen, uno studioso di scienze cognitive al Center for Research on the Brain and Cognition, restano comunque scettici riguardo questa interpretazione e sono convinti che ci siano stati degli errori statistici che hanno portato a risultati quando in realtà non ce e sarebbero, portandoli a pensare che questi presentimenti non esistano per niente.

Insomma, anche se per il momento non ci sarebbero notizie certe circa la possibilità di prevedere eventi futuri, potete sempre abbandonarvi al mistero dei miei spettacoli di mentalismo e lettura del pensiero, in cui dimostro anche alcune doti di preveggenza… 

AAA Cercasi tata per coppia di bambini residente in casa stregata

Una coppia di genitori dei Borders scozzesi è alla disperata ricerca di una tata per i loro due figli di cinque e sette anni.

Secondo l’annuncio di lavoro su un sito inglese dedicato, la tata avrebbe a disposizione una propria camera con bagno e cucina privata in una “meravigliosa proprietà storica con un panorama spettacolare”. Lo stipendio si aggirerebbe intorno alle 50000 sterline l’anno (quasi 58000 euro!), decisamente una bella cifra, che nasconde però una storia incredibile di cui i genitori non fanno segreto: sembrerebbe, infatti, che la casa sia infestata dai fantasmi!

I doveri della tata comprenderebbero preparare la colazione ed i bambini per la scuola, accompagnarli e riportarli a casa dopo le lezioni, aiutarli nei compiti a casa, prepararli per la notte e, ovviamente, avere a che fare con una serie di strani poltergeist.

L’annuncio afferma che i genitori hanno vissuto in quella casa per dieci anni e gli è stato detto che la casa è infestata quando l’hanno acquistata: nonostante affermino di non aver mai avuto a che fare con alcun tipo di attività paranormale in casa, hanno già visto ben cinque tate scappare a gambe levate solo nell’ultimo anno (ovviamente hanno rinunciato al lavoro, non sono certo state risucchiate attraverso un portale per l’inferno), con ognuna di esse che affermerebbe di aver avuto a che fare con “incidenti paranormali” come “rumori strani, vetri rotti e mobili che si muovono”: il repertorio classico di una qualsiasi casa infestata, insomma.

La moglie, che ha pubblicato l’annuncio di lavoro, dice che lei e suo marito sono “entrambi dei professionisti affermati molto impegnati” e che spesso sono tenuti a lavorare lontani da casa. Inoltre, ci potrebbero essere occasioni in cui saranno tutti lontani da casa fino a 4 notti a settimana – solo nei giorni feriali – in cui la tata sarà tutta da sola nella proprietà.

Concludendo, dato che dovrà trascorrere molto tempo in casa da sola con due bambini piccoli, la candidata perfetta deve avere esperienza nel settore e una forte predisposizione, ma un’attrezzatura da acchiappafantasmi sarà considerata preferenziale.

Se pensate di essere così coraggiosi da candidarvi, potete leggere l’annuncio di lavoro a questo link, ma ricordatevi di dare un colpo di telefono ai ghostbusters, prima!

Se invece vi piacerebbe assistere ad un mio spettacolo, nel quale racconto anche alcune storie di fantasmi, qui ci sono tutte le informazioni.

Le incredibili coincidenze nella vita di due gemelli separati alla nascita

Un giorno qualunque in Ohio il signor Springer ricevette un messaggio in segreteria e quando lo ascoltò provò uno strano brivido lungo la schiena.

Il messaggio era generico e molto breve: chi aveva telefonato, infatti, disse semplicemente il proprio nome (“Mi chiamo Lewis…”) e lasciò il suo numero di telefono, senza dilungarsi ulteriormente sul motivo di quella telefonata.

E il signor Springer dopo averlo ascoltato richiamò immediatamente, come preso da uno strano presentimento che il suo intuito confermò non appena il signor Lewis rispose alla sua telefonata con il classico “Pronto?”.

In quel momento, infatti, il signor Springer riconobbe immediatamente quella voce, anche se non l’aveva mai sentita prima d’allora: era la voce di suo fratello gemello, che non aveva mai conosciuto poiché erano stati separati alla nascita!

La madre dei due gemelli era una ragazzina di 15 anni che decise di dare in adozione anonimamente i suoi piccoli che, pur essendo stati separati, mantennero un contatto attraverso un filo invisibile.

Crescendo, ad entrambi i bambini i genitori raccontarono che erano stati adottati e che avevano avuto un fratello gemello, sfortunatamente morto alla nascita.

Le due coppie di genitori – che non ebbero mai alcun contatto tra di loro, nemmeno in ospedale – decisero di dare al loro figlio lo stesso nome: Jim, dando inizio, in quel momento, alla vita “parallela” di Jim Springer e Jim Lewis e rendendoli protagonisti di una serie di incredibili coincidenze, così come scoprirono nel 1977, 39 anni dopo, con quella famosa telefonata.

  • Tutti e due avevano un fratello adottivo che si chiamava Larry;
  • Da piccoli entrambi avevano chiamato il loro cane Toy;
  • A scuola entrambi andavano bene nelle stesse materie (matematica e applicazioni tecniche) e malissimo in grammatica e ortografia;
  • Entrambi si erano sposati due volte, e con donne che avevano gli stessi nomi: Linda, la loro prima moglie, e Betty, la seconda;
  • Entrambi avevano dato al loro primo figlio lo stesso doppio nome, James Allen;
  • Entrambi avevano fatto il vice-sceriffo, seppur in contee differenti dell’Ohio;
  • Entrambi avevano poi svolto lavori inerenti la sicurezza.

Inoltre i due gemelli amavano il mare, mentre per entrambi il luogo preferito era St. Petersburg, in Florida, 1641 chilometri più a sud: anche se non si erano mai incrociati, visto che andavano in due spiagge differenti.

Negli anni, com’era prevedibile, Jim Springer e Jim Lewis sono stati oggetto di approfonditi studi da parte di varie Università americane e anche gli esami medici sono stati sorprendenti: le loro cartelle cliniche, per esempio, sono praticamente identiche, così come sono del tutto sovrapponibili le loro onde cerebrali.

Le loro risposte ai test sono state sempre talmente simili (se non identiche), tanto da sembrare frutto della stessa persona e da dubitare che questi fossero stati compilati in stanze differenti.

Ora i fratelli gemelli Jim Springer e Jim Lewis hanno 75 anni, abitano sempre in due città diverse e quando si rivedono, si divertono a raccontare davanti ai loro figli e nipoti increduli, i continui episodi identici accaduti nei mesi in cui non si sono visti.

I gemelli e le coppie molto affiatate sono spesso oggetto dei miei numeri sulle coincidenze: clicca qui per saperne di più sul mio spettacolo.

Perché è così difficile interpretare le emozioni altrui

Vi è mai capitato di avere difficoltà nel capire se la persona che avete di fronte è arrabbiata o triste, oppure di scambiare le occhiate amichevoli di qualcuno per un flirt, magari cacciandovi in una situazione particolarmente imbarazzante?

Ebbene, sappiate che capita molto spesso ad ognuno di noi.

Come esseri umani, infatti, dobbiamo socializzare con altre persone, il che significa essere in grado di comunicare sia verbalmente che attraverso il linguaggio del corpo. Siccome le emozioni da comunicare e le relative sfumature sono tantissime, diventa complicato esprimerle con il linguaggio non verbale e, di conseguenza, interpretarle per chi abbiamo di fronte.

È molto facile, ad esempio, riconoscere le sei emozioni universali: felicità, disgusto, paura, sorpresa, tristezza e rabbia, ma che dire di emozioni secondarie, come imbarazzo, orgoglio, dolore, vergogna, senso di colpa, ecc?

La ragione principale per cui spesso potremmo avere difficoltà a interpretare le emozioni altrui è il cosiddetto “affect blend”, quando, cioè, un’emozione viene mostrata dal nostro interlocutore da un solo lato del viso, mentre un’altra emozione viene mostrata da entrambi i lati: il nostro cervello, infatti, interpreta entrambi i lati del volto di chi ci sta di fronte per riconoscere l’emozione che viene espressa, come dimostrato dall’esperimento “Cortical Systems for the Recognition of Emotion in Facial Expressions” (sistemi corticali per il riconoscimento dell’emozione nelle espressioni facciali).

Chi invece ha subito incidenti che hanno danneggiato un lato del cervello potrebbe avere difficoltà a riconoscere le emozioni negative, in particolar modo la paura, mentre, riconosce senza problemi la felicità.

Un altro motivo per cui spesso tendiamo a fraintendere le emozioni è la cultura di provenienza: nella cultura occidentale, infatti, agli uomini viene insegnato a non piangere ed a non mostrarsi fragili, mentre alle donne viene chiesto sempre più spesso di essere felici e sorridenti, mentre nella cultura giapponese, viceversa, alle persone viene insegnato a mostrare meno espressioni facciali ed alle donne è insegnato a nascondere il sorriso.

Infine, la ragione per spesso abbiamo difficoltà a interpretare le emozioni altrui è perché chi ci sta di fronte potrebbe avere degli “schemi” – ovvero quei concetti cognitivi che ci aiutano a organizzare le informazioni per aiutarci a interpretare il mondo che ci circonda – diversi su come mostrare alcune specifiche emozioni: se qualcuno ad esempio cresce pensando che una persona debba sgranare gli occhi per mostrare sorpresa, confonderà sempre la sorpresa con la paura perché si limiterà a focalizzare l’attenzione solo sugli occhi di chi ha di fronte!

Per saperne di più sulle emozioni, sul linguaggio del corpo e se sia possibile leggere nel pensiero di chi abbiamo di fronte, prenota subito un mio spettacolo.

Distributori di bevande e porte segrete verso altri mondi

Nella piccola tavola calda “The Press” a Shanghai c’è un distributore vintage di Coca-cola che nasconde un segreto: si tratta di una porta che, una volta attraversata, conduce nel bar “Flask”, ispirato agli speakeasy dell’epoca del proibizionismo.

Secondo l’architetto Alberto Caiola, che li ha progettati, “Flask” e “The Press” sono “un duo non convenzionale che sostiene il concetto tradizionale di speakeasy: un intimo salotto contemporaneo nascosto dietro la facciata di un allegro negozio di panini”.

Per lanciare uno speakeasy nel cuore dell’ex Concessione francese di Shanghai, l’architetto ha riflettuto sul fatto che la città ha avuto in passato alcuni bar e lounge che nascondevano degli speakeasy, quindi ha deciso di rivoluzionarne il concetto: per massimizzarne l’impatto, ha puntato su un’estetica “contraddittoria e anacronistica”.

Di conseguenza, ha creato “The Press”, un negozio di sandwich colorato che a prima vista sembra immediatamente familiare ai passante, ma un certo numero di dettagli vivaci e contemporanei richiedono uno sguardo più attento: i piani in tonalità colorate, le luci al neon, il minimalismo lucido degli arredi, le pareti e i pavimenti in cemento grezzi, infatti, creano una scena non convenzionale che ispira una certa curiosità negli occhi dei clienti.

L’oggetto più importante della sala è, ovviamente, il distributore automatico di Coca-cola vintage incastonato nel muro e diviso a metà per essere aperto e rivelare l’ingresso di “Flask”.

Entrando nel tunnel tra “The Press” e “Flask”, il visitatore sperimenta un certo contrasto nell’ambiente: lo speakeasy, infatti, presenta delle rifiniture eleganti a tinte scure con illuminazione ambra, con uno scaffale che arriva fino al soffitto pieno di bottiglie di whisky da 25 litri.

Inoltre, un’installazione a parete rende omaggio al bar stesso, con tre file di fiaschi nascosti da un telo grigio scuro.

Un vero e proprio “mistero nascosto” in quello che apparentemente è una piccola tavola calda!

Per sperimentare altri misteri, contattami pure e prenota il mio spettacolo.

Il mistero delle numbers station

A qualcuno sarà capitato di aver intercettato, nelle propria infanzia e magari con una vecchia radio di legno a transistor del nonno, delle trasmissioni radiofoniche clandestine e misteriose su frequenze ad onde corte: in queste trasmissioni jingle e melodie si alternano a stringhe di numeri e di lettere che si ripetono, apparentemente senza senso.

Si tratterebbe di “numbers station”, emittenti che, secondo alcuni, trasmetterebbero dati cifrati per sistemi di navigazione o telecontrollo, ma anche messaggi codificati trasmessi dalle agenzie governative o dai servizi segreti alle spie sparse in tutto il mondo.

A molte di queste emittenti sono stati accostati nomi di fantasia, tratti dai jingle che ne accompagnano l’inizio delle trasmissioni: “Cherry Ripe”, ad esempio, prendeva in prestito le note di una canzone folk inglese del diciannovesimo secolo, “Swedish Rhapsody”, invece, il pezzo composto dal musicista Hugo Halfven e la famosa “The Lincolnshire Poacher”, l’omonimo motivetto popolare del Regno Unito.

Sebbene ad oggi nessun governo o ente nazionale abbia mai apertamente riconosciuto la loro esistenza o il loro utilizzo, comprovate testimonianze ne datano la nascita al periodo della prima guerra mondiale: un articolo del 1998 sul The Daily Telegraph citava un portavoce del Department of Trade and Industry che affermava, riferendosi alle numbers station: “Sono ciò che supponete siano. La gente non dovrebbe essere suggestionata da esse. Non sono, dovremmo dire, di pubblico uso”.

Secondo questa teoria, i messaggi sarebbero cifrati con un cifrario di Vernam per evitare ogni rischio di decifrazione da parte del nemico e le numbers station avrebbero cambiato le modalità delle loro trasmissioni o effettuato operazioni fuori programma in concomitanza con grandi eventi politici, come la crisi costituzionale Russa del 1993.

Ad ogni modo, la stazione cubana “Atención” è stato il primo caso di una numbers station ufficialmente e pubblicamente accusata di spionaggio: la stazione, infatti, è stata al centro di un’inchiesta di una corte federale statunitense che ha portato all’arresto della rete Wasp di spie cubane nel 1998.

Insomma, intorno alle numbers station ruotano molti misteri, al punto da essere state al centro di serie televisive come “Lost” o “Fringe”, oppure di videogiochi come “Call of Duty: Black Ops”, ma non solo: “The Conet Project” è una raccolta delle più famose numbers station mai intercettate dagli appassionati di tutto il mondo edita dalla casa produttrice britannica Irdial Disc articolata inizialmente su quattro dischi, saliti poi a cinque in occasione dell’uscita della nuova edizione nel 2013 arricchita di foto di apparecchiature ipoteticamente usate dai servizi segreti di oltrecortina per la trasmissione di queste misteriose emittenti.

Lo scopo del progetto sarebbe testimoniarne l’esistenza e, se possibile, cercare conferme ufficiali del loro utilizzo e della loro diffusione globale: una commistione tra musica e mistero di cui non potevo non occuparmi nei miei spettacoli!

Quando l’ipnosi è meglio dell’anestesia

Quelli che ad oggi sono considerati esami molto invasivi come colonscopia o gastroscopia, che spesso possono comportare ansia, paura e disagio nei pazienti, presto potrebbero addirittura trasformarsi in esperienze piacevoli “in una dimensione di estraneità e benessere” grazie all’ipnosi.

Giampietro Ibba, del servizio di Endoscopia Digestiva dell’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari, spiega che il successo dell’esame dipenderebbe innanzitutto dal paziente, dalla sue condizioni fisiche e dal livello della sua soglia del dolore: può infatti capitare che, nonostante la normale sedazione, il paziente abbia un rifiuto inconscio o sia esposto a effetti collaterali importanti.

L’operatore deve quindi valutare attentamente i rischi di un’anestesia, riducendo o eliminando del tutto l’intervento farmacologico, ed è in questo caso che si ricorre all’ipnosi: dopo una preparazione mirata, l’esame endoscopico viene affrontato in uno stato di serenità interiore: fobie, ansia, panico e soglia del dolore vengono fortemente ridotti quando non rimossi del tutto e cresce la collaborazione tra il medico ed il paziente fino a lasciare un ricordo positivo dell’esperienza.

“L’ipnosi consente infatti di dissociare l’esperienza corporea da quella mentale”, spiega il dottor Danilo Sirigu, del servizio di Radiologia del Brotzu, “nel senso che mente e corpo finiscono per trovarsi, contemporaneamente, su due diversi livelli di attenzione e di consapevolezza”.

Una nuova tecnica che si sta sperimentando anche in cardiologia, nelle ecocardiografie transesofagee, in eco-endoscopia per visualizzare meglio organi interni oppure nelle procedure radiologiche interventistiche come biopsie epatiche e termoablazioni su neoformazioni del fegato.

Ibba ribadisce l’importanza di questi esami, espressione del confronto di tre variabili molto complesse: paziente, strumentazione e operatore, ma soprattutto “il fatto che, grazie alla sedazione cosciente il paziente supera senza alcun trauma l’indagine endoscopica utilizzando capacità fino allora sconosciute”.

Insomma, nell’attesa che venga resa disponibile la nuova terapia ipnotica come alternativa all’anestesia nel resto delle strutture ospedaliere della penisola, venite pure a godervi con tranquillità il mio spettacolo di suggestione e ipnosi!

È possibile guarire sognando?

Molto spesso nei miei spettacoli racconto del significato dei sogni e di alcuni simboli legati ad essi, spesso introducendo anche il tema dei sogni lucidi, ovvero quel tipo di sogni in cui non solo chi dorme si accorge di sognare, ma può di fatto controllarne lo svolgimento e ciò che accade con la consapevolezza che in realtà sta tranquillamente dormendo nel proprio letto.

Nonostante gli esseri umani facciano sogni lucidi da migliaia di anni, solo recentemente si è riuscito a capire molto meglio cosa succede durante questi sogni: confrontando, infatti, le risonanze magnetiche delle persone addormentate, sveglie, o mentre fanno sogni lucidi, i ricercatori hanno accertato che questi ultimi avvengono in uno stato a metà strada tra il sonno REM, in cui avviene la maggior parte dei sogni, e la veglia.

A differenza dei sogni normali, però, quelli lucidi implicano un’attività cerebrale in aree associate alla memoria e in regioni con un ruolo nelle cosiddette funzioni cognitive superiori, come il controllo del comportamento.

Nel corso del tempo gli psicologi si sono sempre interessati all’utilizzo dei sogni per riscrivere gli incubi o per aiutare alcuni pazienti a superare le loro paure, ma la possibilità di usare i sogni lucidi è sempre stata limitata dal fatto che è particolarmente complesso attivarli e – come succede con tutti i sogni – per il fatto che il loro ricordo svanisce al risveglio.

Oggi, però, grazie alla scoperta di sistemi efficaci per indurre questo genere di sogni, la situazione potrebbe cambiare e sta persino diventando possibile comunicare con chi sogna e registrare cosa succede, aprendo la strada alla prospettiva di poter entrare volontariamente in questo stato mentale e creare delle terapie per chi ha gli incubi, soffre di ansia o ha altri disturbi, rendendo di fatto possibile curare la gente mentre sogna.

I primi indizi che l’esperienza del sogno lucido potesse rafforzare o addirittura espandere l’uso terapeutico dei sogni sono arrivati nello scorso decennio, quando gli psicologi hanno scoperto che le persone in grado di fare sogni lucidi hanno più probabilità di resistere ai traumi e di evitare gli incubi.

Poi, nel 2015, Brigitte Holzinger ed i suoi colleghi dell’istituto per la ricerca della coscienza e del sogno di Vienna hanno dimostrato che i sogni lucidi rendono più efficace la terapia per gli incubi.

Holzinger ha chiesto ad alcuni pazienti di provare ad avere sogni lucidi: ebbene, chi ci riusciva smetteva di avere paura di dormire e cominciava ad apprezzare i propri soni.

Un paziente ha addirittura scoperto che poteva tornare al momento precedente l’inizio della minaccia in un incubo e proseguire il sogno nella direzione opposta: secondo i pazienti, i sogni lucidi davano una sensazione di controllo e di potere che si rifletteva anche sulla vita da svegli, un cambiamento particolarmente apprezzato rispetto alla sensazione di impotenza avvertita negli incubi.

Si tratta del risultato ottimale per questo tipo di terapia, ovvero consentire ai pazienti di affrontare la causa del loro trauma o delle loro ansie guidando o cambiando il corso dei sogni, magari comunicando con il paziente proprio mentre è addormentato, per fornire un aiuto esterno quando affronta la causa di un trauma: a molti sarà capitato, infatti, di avvertire in sogno un suono del mondo esterno, come ad esempio la musica di una radio o un rumore proveniente dalla strada, ma è davvero possibile mandare di proposito dei messaggi nei sogni di qualcuno?

Per scoprirlo Kristofer Appel, studioso del sonno e dell’attività onirica all’Università di Osnabrück, in Germania, ha messo insieme alcune persone in grado di fare sogni lucidi e ne ha monitorato le onde cerebrali e i movimenti oculari mentre dormivano: durante i sogni lucidi, infatti, è possibile muovere volontariamente gli occhi, perciò Appel ha chiesto ai volontari di fargli capire quando stavano facendo dei sogni lucidi guardando due volte da sinistra verso destra.

Una volta ricevuta questa conferma, Appel inviava dei messaggi nei loro sogni utilizzando un segnale acustico o una luce lampeggiante: sette volontari su dieci hanno riferito di aver inserito i segnali acustici o luminosi nei loro sogni.

Oltre ad avere molte applicazioni terapeutiche, controllare i sogni lucidi potrebbe consentire di sfruttare meglio la propria creatività: molte persone, infatti, trovano ispirazione nel sonno, come Paul McCartney che ebbe lo spunto per la melodia di Yesterday proprio mentre dormiva.

Insomma, con il miglioramento delle tecniche per indurre i sogni lucidi e comunicare con i pazienti le possibilità potranno solo aumentare: superare una fobia mentre si ricevono messaggi di sostegno dall’esterno oppure mettere fine a un incubo ricorrente scegliendo un finale diverso sarà possibile davvero molto presto.

Svelato il mistero della cascata di sangue

Gli scienziati si sono interrogati sul mistero legato alla “cascata di sangue”, che avrebbe potuto far parte a pieno titolo del mio spettacolo.

La cascata, infatti, sgorga da una spaccatura nel ghiacciaio Taylor, in Antartide, e fin dalla sua scoperta nel 1911 ci si è interrogati sul perché della particolare pigmentazione dell’acqua: il geologo australiano Griffith Taylor, che scoprì questa cascata sosteneva che il colore dell’acqua fosse dovuto alla presenza di piccole alghe rosse.

La sua versione dei fatti, però, è stata smentita nel 2003, quando alcuni ricercatori hanno concluso che a causare la particolare colorazione dell’acqua fosse del ferro ossidato, ritenendo che si trattasse di ciò che rimaneva di un antico lago di acqua salata, congelatosi oltre 5 milioni di anni fa.

Recentemente, però, uno studio dell’Università dell’Alaska e del Colorado College ha rivelato che la cascata proviene da un grande lago che è rimasto sotto al ghiaccio per un milione di anni: grazie alle moderne tecnologie, gli scienziati sono stati in grado di osservare l’acqua mentre scorre sotto al ghiacciaio Taylor: “Il sistema che abbiamo usato per vedere cosa ci fosse sotto al ghiacciaio ricorda quello utilizzato dai pipistrelli per non andare a sbattere contro ciò che hanno attorno”, ha spiegato la co-autrice dello studio Christina Carr.

Gli studiosi sono rimasti scioccati dal fatto che il lago non si sia mai congelato, nonostante sia rimasto sotto lo strato di ghiaccio per così tanto tempo, confermando comunque che il ghiacciaio ha un proprio sistema idrico che spiega il flusso costante di acqua alla “cascata di sangue”.