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Ghostbusters a Lucca alla ricerca del fantasma di Napoleone

Il 24 gennaio dello scorso anno, a Lucca, sarebbe apparso il fantasma di Napoleone: sebbene non fosse la prima volta, solo in quell’occasione lo spettro, perfettamente riconoscibile, avrebbe parlato in francese svelando a un gruppo di persone una misteriosa e terribile profezia.

Siccome a parlare non era un fantasma qualsiasi, ma Napoleone Bonaparte, la rivelazione è diventata per i cacciatori di fantasmi una rarità, quindi da ieri un gruppo di esperti cacciatori di fantasmi del “National ghost uncover” è arrivato a Lucca alla ricerca dell’imperatore.

La stessa associazione, molto nota a livello internazionale e formata anche da scettici, il che dovrebbe garantire l’obiettività dei risultati, ha cercato il fantasma di Napoleone anche lo scorso settembre anche a Udine, dove le apparizioni risalgono a 20 anni fa.

A Lucca però, nonostante i continuai avvistamenti, c’è molto scetticismo: la storia della città è costellata da spettri di ogni tipo, ma nessuno è mai riuscito a dimostrare la loro presenza.

Molto nota, ad esempio, è la leggenda di Lucida Mansi, una nobildonna seicentesca che avrebbe venduto l’anima al diavolo per non invecchiare, e che sarebbe stata rapita da Satana su una carrozza infuocata e poi gettata in un laghetto dell’orto botanico.

Si racconta che nelle notti di luna piena il volto disperato di Lucida appaia sulla superficie delle acque, ma nessun testimone ha mai mostrato prove certe.

Intanto, nell’attesa di scoprire i risultati del team del “National ghost uncover”, potete godervi qualche mistero paranormale assistendo al mio spettacolo

Nella tana del bianconiglio alla ricerca dei Templari

Esplorando le campagne del piccolo villaggio di Albrighton, nella contea inglese dello Shropshire, il fotografo Michael Scott si è trovato in un misterioso luogo di culto sotterraneo: quella che sembrava la tana di animale, infatti, si è rivelata essere l’apertura su un tempio sotterraneo ricavato da una cava, pare, di 700 anni fa.

Proprio come in “Alice nel paese delle meraviglie”, seguendo le tracce del “bianconiglio”, il fotografo ha scoperto un vero e proprio labirinto a meno di un metro di profondità, composto da una serie di stanze, cunicoli, corridoi e anfratti dalle pareti ricche di incisioni, che i primi studi ritengono essere una sorta di catacomba di origine templare.

Sarebbero stati proprio i cavalieri Templari, attivi dal 1119 agli inizi del 1300, a costruire ed utilizzare questo spazio come una forma di tempio e luogo di culto, anche se si sospetta sia stato usato in epoca più recente dai seguaci di una setta di magia nera.

Una storia, quella dei Templari e del ritrovamento di queste grotte, che potrebbe tranquillamente entrare a far parte del mio spettacolo su misteri e paranormale!

Dimmi che cellulare usi e ti dirò chi sei

Il cellulare che usiamo può svelare la nostra personalità?

Come ho recentemente spiegato in uno dei miei spettacoli, gli psicologi della University of Lincoln e della Lancaster University in Inghilterra hanno condotto una ricerca pubblicata sulla rivista “Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking” sottoponendo un questionario a 500 persone, scegliendoli fra i proprietari di iPhone e sistemi Android.

“Nonostante i dispositivi siano simili nel funzionamento, considerazioni frequenti e campagne pubblicitarie indicano che esistono delle diversità chiave tra gli utilizzatori dei due tipi di smartphone”, dichiarano.

A seconda del sistema operativo utilizzato, infatti, hanno scoperto alcune differenze: i proprietari di un cellulare Apple, pare siano di solito più giovani, più estroversi, per due terzi donne, e considerano il telefono come un oggetto che svela il proprio status.

A differenza di chi sceglie Android, in genere maschio, più onesto, meno preoccupato dello status sociale, più anziano, più gradevole e meno disposto a infrangere le regole per il proprio tornaconto.

Inoltre, tra gli utilizzatori di iPhone ci sarebbero più laureati, più professionisti e lavoratori nel settore business che utilizzano molto il cellulare per lavoro, mentre un numero maggiore di utenti Android lavora in campo tecnologico e segue gli sviluppi del settore.

Nei miei spettacoli spesso parlo delle capacità di capire chi mente e chi dice la verità: probabilmente da oggi sarà più facile farlo, basterà chiedere che cellulare ha lo spettatore!

Come ricordare qualunque cosa

Qualche anno fa Longanesi ha pubblicato in Italia “L’arte di ricordare tutto”, un saggio di Joshua Foer sul funzionamento della memoria ricco di aneddoti e storie interessanti, in cui l’autore racconta anche di come si è fatto istruire da un campione di esercizi mnemonici ed ha vinto i campionati americani di memoria nel 2006.

Con quel libro Foer ha dimostrato come, con un po’ di costanza nell’esercitarsi ed in poco tempo, si possono apprendere le tecniche usate per ricordare a memoria molte informazioni, come un numero lungo centinaia di cifre.

Una ricerca condotta presso la Radboud Universiteit Nijmegen nei Paesi Bassi ha dimostrato – con metodi più scientifici e test su un maggior numero di persone – che la capacità di ricordare molte informazioni può essere alla portata di tutti, e che non dipende da un particolare dono in possesso di pochi.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Neuron” ed ha suscitato molto interesse: Martin Dresler, che ha guidato la ricerca, ha notato che nel cervello degli dei campioni di memoria si attivano connessioni molto particolari, ma che possono essere attivate con poche settimane di allenamento. Insomma, con un po’ di esercizio questa capacità può essere acquisita più o meno da chiunque e non ci sono particolari differenze con i campioni, tranne il loro maggior allenamento.

Ma come ci si può allenare per migliorare la propria memoria?

Se pensiamo al fatto che raccogliamo la maggior parte delle informazioni sul mondo che ci circonda attraverso i sensi e principalmente la vista, il nostro stesso modo di ricordare le cose si basa proprio su ciò che abbiamo visto. Una tecnica di memoria molto utilizzata, ad esempio, consiste nell‘immaginare un luogo di cui si ha una conoscenza perfetta, per esempio casa propria, e di creare un percorso al suo interno, lungo il quale inserire le cose da ricordare e che possono essere facilmente associate a un quadro o a un altro oggetto già presente nella casa.

La tecnica viene affinata trovando legami e associazioni tra le informazioni da ricordare, in modo da fissarle ancora meglio nel ricordo: se, ad esempio, dovessi ricordare la sequenza 2 – 6 – 9 – 5, posso pensare a un percorso che passi davanti alle 2 fotografie nell’ingresso di casa, sotto le quali ci sono 6 scarpe comprate da mio figlio di 9 anni per una partita di calcio a 5.

I campioni di memoria utilizzano e affinano tecniche di questo tipo, basate su luoghi e storie assurde e per questo più semplici da ricordare, creando col tempo con la loro immaginazione degli enormi grattacieli che possono contenere migliaia di informazioni.

Personalmente eseguo poche dimostrazioni di memoria nei miei spettacoli di mentalismo, ma posso suggerirvi un libro che mi ha aiutato a sviluppare la capacità di ricordare a memoria l’ordine esatto di un mazzo di carte appena mescolato: l’autore è Harry Lorayne e credo sia stato il primo libro mai pubblicato in Italia sull’argomento, dal titolo “Come sviluppare una memoria prodigiosa” e ripubblicato negli anni con titoli diversi.

Se riuscite a trovarlo, prendetelo e grazie agli esercizi contenuti sarete in grado di migliorare la vostra capacità di ricordare qualunque cosa!

Viaggi nel tempo oltre il mentalismo

A breve i viaggi nel tempo non saranno più solo un argomento dei miei spettacoli di mentalismo: i cunicoli che permetterebbero di viaggiare nello spazio e nel tempo, i “wormhole” previsti da Einstein e Rosen negli anni ’30, adesso possono essere costruiti in laboratorio e, sebbene su scala piccolissima, dimostrerebbero per la prima volta che è possibile viaggiare nel tempo.

Il prototipo, descritto online sul sito ArXiv e in via di pubblicazione sull’International Journal of Modern Physics D, darà luogo ad un esperimento condotto in Italia, presso l’università di Napoli Federico II.

Il coordinatore del gruppo internazionale autore della ricerca, il fisico Salvatore Capozziello dell’Università Federico II di Napoli, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e presidente delle Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione (Sigrav), ha raccontato di aver ottenuto il prototipo collegando due foglietti del materiale più sottile del mondo, il grafene, con legami molecolari e un nanotubo.

Le possibili applicazioni vanno oltre la fantascienza di film come “Ritorno al futuro” (una scena del film nella foto sopra) o “Donnie Darko” e sono molto concrete: “I foglietti di grafene permettono di controllare correnti in entrata e in uscita” e ora l’obiettivo è ottenere un prototipo riproducibile su scala industriale. Produrre una struttura simile significa poter trasmettere segnali in modo estremamente preciso a livello di atomi”, continua Capozziello, “Il progetto è in via di definizione con il gruppo di Francesco Tafuri, del dipartimento di Fisica della Federico II”. Si potrebbero ottenere, ad esempio, nanostrutture capaci di trasmettere segnali in modo praticamente istantaneo poiché la corrente elettrica passerebbe nel vuoto.

Intanto, finché non verrà realizzato un prototipo funzionante che ci consenta di viaggiare nel tempo, non vi resta che ingaggiarmi per uno spettacolo all’insegna dei viaggi nel tempo e nello spazio!

Perché crediamo che venerdì 17 porti male?

Perché in Italia molte persone considerano venerdì 17 come un giorno particolarmente sfortunato?

Occupandomi di misteri, leggende e paranormale nei miei spettacoli, ho ricercato le origini di questa superstizione e ne ho trovate già nel mondo greco: in greco, infatti, “eptacaidecafobia” significa “paura del numero 17”, e sarebbe legata al fatto che secondo i seguaci del credo pitagorico il 17 era un numero sfortunato in quanto compreso tra il 16 e il 18, considerati perfetti.

Nell’impero romano, invece, sulle tombe dei defunti spesso si poteva trovare la scritta VIXI, che in latino significa “ho vissuto”, cioè “sono morto”: VIXI però è l’anagramma di XVII, 17 in numeri romani.

Inoltre il venerdì nella tradizione cristiana rappresenta la morte di Cristo, avvenuta il venerdì santo, e nell’antico testamento il diluvio universale iniziò proprio il 17.

Nel mondo anglosassone, invece, il giorno sfortunato è il venerdì 13.

Questo perché nella mitologia scandinava il numero 13 è associato al Dio Loki, un personaggio intento ad architettare inganni e cospirazioni spesso a danni degli uomini, ma anche perché, se si pensa all’ultima cena, il tredicesimo apostolo era Giuda il traditore.

Secondo lo storico greco Diodoro Siculo (vissuto nel primo secolo avanti cristo), Filippo II re di Macedonia e Padre di Alessandro Magno, fu ucciso da una sua guardia del corpo dopo aver fatto mettere una sua statua vicino a quella delle dodici divinità dell’Olimpo.

Infine nell’astrologia assiro babilonese il 12 era un numero sacro perché facilmente divisibile, mentre il 13 era considerato sfortunato.

Personalmente, da mentalista a Napoli, seguo l’esempio di Eduardo De Filippo: credo che essere superstiziosi sia da ignoranti, ma non esserlo porti male!

E voi, invece?

Un modo insolito per dimostrare alla polizia di essere sobri

Blayk Puckett, studente di 21 anni alla University of Central Arkansas, stava tornando a casa dalla biblioteca del campus quando è stato fermato da una pattuglia della polizia a Conway, Little Rock, perché aveva un’andatura troppo lenta e gli agenti sospettavano che fosse ubriaco.

Quando l’hanno fatto accostare, come mostrano le immagini riprese dalla dashcam dell’auto della polizia, per dimostrare di non aver bevuto, il ragazzo si è messo a fare il giocoliere in strada: se fosse successo a me, gli avrei proposto un numero di lettura del pensiero, anche se in quei momenti non credo sia difficile intuire cosa pensino gli agenti…

Lo studente si è poi giustificato dicendo di guidare piano perché era consapevole di avere una luce posteriore fuori uso.

Perché abbiamo provato imbarazzo per l’errore agli Oscar

In occasione della notte degli Oscar si è tornato a parlare del perché proviamo imbarazzo per gli altri: in un articolo su “Science of Us”, il blog del New York Magazine, la giornalista Melissa Dahl ha riflettuto sulle implicazioni di una ricerca tedesca del 2011 dal titolo “Your flaws are my pain: linking empathy to vicarious embarrassment”.

Secondo questa ricerca, ci sarebbero delle motivazioni legate all’empatia, argomento che tratto spesso nei miei spettacoli, se posti davanti a qualcuno che si mette in ridicolo ci sentiamo male per lui, ad esempio quando uno dei nostri amici fa una gaffe senza accorgersene: vorremmo quasi scomparire, anche se l’umiliazione in realtà non ci riguarda.

Ebbene, alcuni neuroscienziati dell’Università di Marburgo hanno condotto una serie di studi su questa sensazione, scoprendo che quando ci sentiamo in imbarazzo per gli altri vengono attivate le stesse sezioni del cervello che vengono attivate quando siamo coinvolti da una sofferenza altrui, oltre al fatto che le persone che tendono ad avvertire maggiormente questo “imbarazzo per procura” sono tendenzialmente quelle più empatiche.

Ecco perché molte persone hanno descritto la scena dalla gaffe agli Oscar come “difficile da guardare”: quando i presentatori hanno annunciato il vincitore sbagliato per la categoria di miglior film, hanno causato un notevole imbarazzo nel cast della pellicola premiata erroneamente, oltre a mettere in imbarazzo se stessi!

(Foto del Wall Street Journal).

Fotografie alchemiche e aspetti irrilevanti

Jacopo Benassi è uno tra i più importanti fotografi italiani, collaboratore di riviste come Rolling Stone e GQ, definito dal Sole 24 come “un sommozzatore disposto ad andare in profondità e a non fermarsi all’apparenza dell’animo”.

L’ho conosciuto solo qualche anno fa attraverso le sue incredibili e provocatorie fotografie, che mi aveva mostrato per la prima volta Enrico De Luigi, un altro straordinario fotografo, e dalle avventure del suo alter ego Tonino Paziente, spalla di Tony Pagoda nei racconti surreali di Paolo Sorrentino raccolti nel libro “Tony Pagoda e i suoi amici”.

Qualche tempo fa ci siamo incontrati di persona a Napoli, grazie al mio amico Andrea Alfano che ha curato il mio book fotografico, e, avendo saputo della mia disponibilità per spettacoli tematici personalizzati, abbiamo parlato di organizzare una serata dedicata alle analogie tra fotografia e mentalismo nel suo locale a La Spezia.

Jacopo, infatti, è anche uno dei proprietari del locale underground BTOMIC che, insieme a ORIGAMI ALTERNATIVE LIVE CLUB, SHAKE CLUB e SKALETTA ROCK CLUB, rappresentano i più longevi e importanti protagonisti della scena culturale di La Spezia.

Per molto tempo i quattro locali hanno proposto concerti live di band italiane e straniere e ognuno dei singoli club ha all’attivo mostre fotografiche e di arti visive, reading letterari, proiezioni video e cineforum.

Ogni estate, da quattro anni, da giugno a fine agosto, questi locali si fondono per dare vita allo Spazio BOSS (acronimo dei nomi dei quattro club), un’area sul mare alla Pinetina del Centro Allende di La Spezia dedicata a tutti coloro amano trascorrere le serate d’estate “tra buona musica, chiacchiere e cultura”.

Spettacolo con Jacopo Benassi alla BOSS Gallery

Quest’anno, grazie a Jacopo, lo spazio dedicato alle mostre fotografiche ha ospitato anche il mio spettacolo “Fotografie Alchemiche – Uno show di lettura del pensiero, chiaroveggenza ed altri incredibili misteri oltre la soglia dell’immagine fotografica”, incentrato sul parallelismo tra sviluppo fotografico, immagine latente e fotografia spiritica, una performance particolarmente suggestiva, messa in scena tra le splendide foto di Federico Garolla e la mostra “Visioni di moda”.

Mi ha poi confidato che il lavoro che stava preparando quando ci siamo conosciuti a Napoli era quasi terminato: parlava dell’ultimo libro di Paolo Sorrentino, “Gli aspetti irrilevanti”, uscito di recente per Mondadori, di cui ha curato ricerca e fotografia dei ritratti da associare ai racconti del regista napoletano.
A tale proposito, se non avete ancora letto “Gli aspetti irrilevanti”, vi propongo un esperimento: come mi piace ricordare nei miei spettacoli, spesso la versione cinematografica del nostro libro preferito ci delude perché magari i personaggi o i luoghi mostrati sul grande schermo non sono come ce li eravamo immaginati.

Provate allora a leggere i vari racconti di questo libro nascondendo le foto di Jacopo Benassi che ritraggono i vari personaggi, poi, quando via via leggerete le loro storie, andate a guardare le singole foto: quanto sono diversi da come li avevate immaginati? Avete avuto la stessa “visione” ?

Scommetto che le differenze saranno molto poche, quasi nulle, come se Jacopo vi avesse letto nel pensiero.

Proprio come un mentalista…

Uri Geller, la CIA e il progetto Stargate

Un mese fa la CIA ha reso pubblici circa tredici milioni di documenti desecretati, che contengono, tra le altre cose, i resoconti di alcuni esperimenti che avrebbero coinvolto Uri Geller negli anni ’70.

Dai documenti emerge che Geller fu condotto allo Stanford Research Institute nell’agosto del 1973, dove rimase per otto giorni a disposizione di esperti che attraverso dei test avrebbero dovuto certificarne le presunte abilità paranormali: gli scienziati sceglievano alcune parole a caso da un dizionario e facevano alcuni disegni, mentre Geller era in una stanza isolata e doveva cercare di descrivere di quali immagini si trattasse, esperimenti a cui mi sono ispirato per i miei spettacoli.

Al termine di questi test, gli esperti della CIA dichiararono che Uri Geller aveva dimostrato in maniera convincente le sue abilità paranormali.

Tra i primi a certificarne i poteri ci fu il Dottor Christopher C. Green, fino al 2013 professore di radiologia diagnostica e psichiatria al Detroit Medical Center, oltre che assistente alla Wayne State School of Medicine, la più grande scuola di medicina negli Stati Uniti: dopo aver vissuto in prima persona un esperimento di Uri Geller, rimase sconvolto al punto da autorizzare un programma da venti milioni di dollari sulla visione a distanza che in seguito sarebbe diventato il progetto “Stargate”.

Negli anni ’70, infatti, Green fu contattato attraverso una linea riservata da una delle agenzie di intelligence degli USA, a causa di alcune abilità che un ragazzo stava dimostrando di avere e che non riuscivano a spiegarsi, come la capacità di alterare strumenti elettronici altamente sofisticati a suo piacimento, inclusi strumenti di imaging eletronico, oppure la capacità di vedere a distanza.

Da profondo scettico quale era, il Dr. Green decise di metterlo alla prova al telefono: “Ho qui un libro, una raccolta di illustrazioni mediche del sistema nervoso, e l’ho aperto su una pagina a caso che sto guardando in questo momento. Sai dirmi cosa sto vedendo, Uri?”

“Beh, non co cosa pensare, sembra quasi un piatto di uova strapazzate, ma riesco a vedere anche la parola architettura…”

Il Dr. Green non riusciva a spiegarsi come fosse possibile: la pagina che stava fissando, infatti, mostrava l’illustrazione di una sezione trasversale del cervello umano dove in cima lo stesso Green aveva annotato “architettura di un’infezione virale”.

Questo genere di esperimento, noto come il test del libro, fa parte da sempre del mio repertorio e non smette mai di stupire il pubblico dei miei spettacoli.

Dopo aver appreso della diffusione di questi documenti, Uri Geller ha dichiarato al Daily Telegraph che i suoi esperimenti di piegatura dei metalli e il suo ruolo come intrattenitore televisivo fossero una buona copertura per il suo lavoro di spionaggio e che il film “L’uomo che fissava le capre” fosse in realtà ispirato ai suoi poteri paranormali.

I documenti della CIA contengono anche altre informazioni interessanti sull’argomento, ma ne scriverò in un altro articolo…